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SAYERET RIMON:
commando del deserto
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Secondo quanto affermato dal Jerusalem Post nella sua edizione del 18 luglio 2012, è allo studio un piano, da parte dello Stato Maggiore israeliano, volto ad espandere il Sayeret Rimon dalla sua attuale forza di una compagnia, fino al livello di battaglione, in modo da consentirgli di svolgere un maggior numero di operazioni simultanee.
L'unità, ricostituita nell'estate 2010 dopo essere stata apparentemente disciolta nel 1972, è parte della brigata Givati ed il suo rafforzamento ha lo scopo di replicare lungo il confine del Sinai il modello della brigata Golani, che oltre alle sue ordinarie unità di fanteria, dispone del battaglione di élite denominato Sayeret Egoz, schierato ai confini con il Libano. In tal modo anche sul fronte meridionale si renderà disponibile una unità da ricognizione incaricata di compiti speciali, sia lungo il confine con l'Egitto, sia – e particolarmente – nei confronti della striscia di Gaza.
Questa unità, che appare strutturata sulle linee di un commando di forze speciali “regolari”, non sembra avere punti in comune con la sua antesignana, costituita come unità “covert”, verso l'inizio degli anni Settanta.
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Gli anni Settanta
In effetti, nella sua prima versione il Sayeret Rimon è stata una unità di tipo Mist'aravim, costituita all'inizio degli anni Settanta nell'ambito del Comando Meridionale allora agli ordini di Ariel Sharon.
Dopo la guerra dei Sei Giorni e l'occupazione israeliana del Sinai, la regione della striscia di Gaza, densamente abitata da arabi-palesitinesi divenne una fonte di seria preoccupazione per Israele, in particolare relativamente alla sicurezza delle sue colonie nel sud del paese. Tra il 1967 ed il 1970, infatti, circa una sessantina di attacchi furono portati contro il territorio israeliano da gruppi terroristici basati a Gaza, uno dei quali causò la morte di due bambini ed il ferimento della loro madre, per l'esplosione di una bomba piazzata sotto la loro autovettura (2 gennaio 1971).
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  Operatore del Sayeret Rimon in addestramento con il fucile Tavor
Tale minaccia indusse lo Stato Maggiore dell'IDF ad ordinare ad Ariel Sharon la formazione di una unità in grado di rispondere colpo-su-colpo. Conseguentemente, Sharon diede incarico al suo subordinato, Capitano Meir Dagan – successivamente divenuto direttore del Mossad (2002-2010) – di procedere alla formazione di un reparto capace di riprendere le tattiche già utilizzate, decenni prima, dai commando Palmach-Mist'aravin, essenzialmente basate sull'utilizzo di infiltrati stabilmente insediati tra la popolazione palestinese, nel ruolo di autisti, commercianti e pescatori, se non addirittura in quello di militanti fedayn, liberi di muoversi armati nelle strade. Al fine di rendere credibile la loro copertura, questi agenti dovevano avere una ampia padronanza della lingua araba: pertanto, molti di essi furono reclutati tra la comunità drusa e beduina e non mancarono neppure arruolamenti tra gli stessi palestinesi.
In ragione del suo ruolo il Sayeret Rimon assunse la configurazione di una unità semi-clandestina strutturata in cellule, piuttosto lontana dagli standard militari e di fatto incaricata delle cosiddette “black operations”, comprendenti anche omicidi mirati e rapimenti di militanti nemici, di fatto alla stregua dei nuclei del Mossad in giro per l'Europa, incaricati della caccia ai terroristi di Settembre Nero responsabili della strage di Monaco. Coerentemente, tali azioni furono sovente portate a termine in collaborazione con gli agenti dello Shin Beth, il servizio di sicurezza interno israeliano.
Con tali metodi i risultati ottenuti dal Sayeret Rimon sarebbero stati estremamente efficaci, tanto che solo due anni dopo, nel 1972, il reparto avrebbe sostanzialmente sospeso le proprie attività, stante il declino della minaccia proveniente dalla regione di Gaza, riscontrato in quel periodo. In tal senso, la scelta di interrompere le attività sarebbe stata la conseguenza di un accordo tra Sharon e gli Anziani palestinesi di Gaza, in base al quale questi ultimi avrebbero preso il controllo della città, attraverso proprie milizie, in cambio della sospensione degli omicidi extra-giudiziali.
Secondo quanto affermato successivamente dallo stesso Sharon, nell'arco di soli sette mesi, dal luglio 1971 al febbraio 1972, ben 107 militanti palestinesi sarebbero stati uccisi con modalità illegali ed altri 704 sarebbero stati arrestati.
Non è chiaro in effetti, quando il Sayeret Rimon sia stato defintivamente disciolto: probabilmente questo avvenne nel 1972, anche per via di una certa riluttanza morale, da parte dell'esercito, a continuare nelle uccisioni selettive a sangue freddo (Selective Targeting – ST), di fatto riconfigurabili legalmente come omicidi premeditati.
In ogni caso, le ST sarebbero continuate negli anni successivi da parte dei servizi segreti, come peraltro confermato molti anni dopo dallo stesso Meir Dagan secondo il quale, nel corso degli anni, il Mossad avrebbe provveduto all'eliminazione di circa 290 obiettivi su una lista formata da 300 ricercati.
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La ricostruzione del 2010
Successivamente al ritiro israeliano dalla striscia di Gaza (2005) ed alla necessità di proteggere il territorio nazionale dalle infiltrazioni terroristiche provenienti da sud, in particolar modo dopo la vittoria elettorale di Hamas (2007), sorse la necessità da parte dello Stato Maggiore israeliano di disporre di una nuova unità specializzata, in grado di affrontare le riproposte minacce. Conseguentemente, nell'estate 2010 il Comando Meridionale fu incaricato di ricostituire l'unità Rimon, questa volta con caratteristiche di reparto commando addestrato sia ai combattimenti urbani contro le cellule terroristiche presenti a Gaza, sia alle azioni in pieno deserto, lungo la vasta linea di confine con il Sinai.
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        Operatori del Sayeret Rimon in addestramento in un poligono di tiro
                nel Negev. Il primo dei due, di pelle più scura, appartiene
                          probabilmente alla comunità etiope Falasha
L'unità, posta al comando del Maggione B., fu costituita a livello di compagnia attorno ad un nucleo di personale di diversa estrazione, tra cui non mancavano ebrei etiopi e russi di recente immigrazione, Haredim ortodossi ed anche elementi di etnia drusa, i quali furono sottoposti ad un intenso addestramento anti-terroristico, tecniche di cammuffamento ed operazioni di commando e sopravvivenza in aree desertiche. Per tale ragione risultano essere stati messi a disposizione del reparto un congruo numero di veicoli ogni-terreno ad alta mobilità Sufa 3 con sospensioni migliorate.
Il successo così ottenuto avrebbe quindi spinto lo Stato Maggiore ad ordinare l'espansione della compagnia, trasformandola in un battaglione commando, formalmente inserito negli organici della organici della Brigata Givati che già dispone, peraltro, dell'unità da ricognizione Palsar 435, vale a dire il Sayeret Givati, con la quale, verosimilmente, il Rimon si troverà ad operare a stretto contatto.
Il progetto di espansione del Rimon, da compagnia a battaglione, sarebbe parte di un piano più ampio, volto a rafforzare la sicurezza lungo l'intero confine meridionale, comprendente anche la costruzione di una linea difensiva basata anche su radar e sensori elettro-ottici, nonché sullo spostamento della Brigata Givati in una nuova base ad Eilat.
 
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