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UNITA' MATILAN:
ombre nella notte
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Tra i numerosi reparti speciali e specializzati a disposizione dell'arsenale israeliano ve ne è uno che si distingue dagli altri per il suo ruolo e le sue tattiche: si tratta dell'Unità Matilan, appartenente alla Guardia di frontiera (Mishmar Ha'Gvul - Magav), particolarmente addestrato a muoversi lungo la sensibile area di confine ai margini di Gerusalemme est, dove è più facile l'infiltrazione di terroristi ed esplosivi dai turbolenti territori della Cisgiordania e dove ogni azione tentata dai nemici di Israele viene amplificata dalla particolare importanza politica rappresentata dalla capitale dello stato ebraico.
In tale contesto, la Guardia di frontiera - che tra i suoi strumenti dispone, lo ricordiamo, di efficienti forze speciali quali le unità Yamam e Yamas (ed in parte anche Yamag) - sentì ad un certo punto la necessità di predisporre un ulteriore assetto, in grado di affrontare minacce particolari, quale quella rappresentata dai terroristi suicidi, manifestatasi con particolare virulenza durante la seconda intifada. Tale assetto fu ottenuto evolvendo a nuovo ruolo un piccolo reparto costituito nel 1993, come conseguenza degli accordi di pace di Oslo.
 
Antefatti (1993-2000)
L'attribuzone all'autorità palestinese, guidata allora da Yasser Arafat, di responsabilità autonome di spolizia nei territori sotto proprio esclusivo controllo, nonchè congiunte con Israele in quelli via-via abbandonati dalle forze israeliane, ben lungi dal rappresentare una svolta nei rapporti bilaterali relativamente alla sicurezza reciproca, fu la causa diretta di una drammatica recrudescenza delle problematiche legate al controllo dei confini, in quanto venne di fatto a mancare - per una lunga serie di ragioni - il filtro rappresentato dalla polizia palestinese, incapace quando non neghittosa, di arginare le illegalità che avvenivano salla sua parte della frontiera: contrabbando, infiltrazioni clandestine, traffici di ogni genere, criminalità diffusa e così via.
Nella pratica, quella che doveva essere una zona di sicurezza garantita da entrambe le parti, paradigma di una collaborazione necessaria a fornire alimento al processo di pace, finì per diventare una zona grigia nelle mani di bande criminali e fazioni politiche palestinesi, tacitamente coperte dalle forze di sicurezza di Arafat, contro le quali il vecchio leader non aveva la volontà e/o la forza di intervenire.
Nell'immediato, dopo la firma degli accordi di Oslo, a diffondersi a macchia d'olio furono i traffici legati ai furti d'auto, di bestiame, di veicoli pesanti e di raccolti, che dalle fattorie israeliane attorno a Gerusalemme prendevano regolarmente la via dei Territori, con danni economici calcolati in milioni di dollari, in parte riciclati nel sostegno alla causa palestinese ed in parte nel mare magnum della corruzione. I razziatori, con la connivenza della polizia palestinese di confine - cui spettava una parte dei profitti - avevano buon gioco nell'attraversare nottetempo la frontiera su percorsi remoti, così da compiere furtivamente la loro incursione, per poi tornare sui loro passi solitamente indisturbati.
Ad essere particolarmente colpito da questo fenomeno furono le floride fattorie israeliane al di qua del confine, nel distretto di Gerusalemme, che dovettero fare i conti con frequenti incursioni di individui anche pesantemente armati.
Allo scopo di arginare tale piaga, da parte del comando centrale della Guardia di frontiera fu decisa l'attivazione di un reparto specializzato nella caccia ai razziatori, entro il quale dovevano essere coniugate capacità di intervento tattico rapido sulla base delle informazioni ricevute dall'intelligence o dalle proprie fonti dirette.
Fu così costituito, dopo il 1993 il reparto Matilan - acronimo ebraico di intelligence, osservazione, intercettamento e mobilità (Modiyin T'azpiyot Yerut VeLohama Nayedet) - attorno ad un nucleo di operatori tratti dagli altri reparti speciali della Guardia di frontiera, che già avevano avuto esperienza di ricognizione ed antiterrorismo lungo la frontiera con il Libano, la Striscia di Gaza ed altre aree del West-Bank. Tutti costoro furono assemblati in un reparto che doveva avere nella mobilità, nell'iniziativa e nell'autonomia d'impiego i propri punti di forza.
Secondo i dati disponibili, la piena operatività dell'Unità Matilan fu raggiunta nel 1996, ma già nei primi mesi dopo la sua attivazione fu in grado di vantare numerosi successi, con l'arresto di decine di criminali armati provenienti dalle aree di Ramallah, Hebron e Betlemme, bloccati una volta superato il confine oppure immediatamente dopo avere compiuto la razzia.
In altri termini, la fusione tra capacità tattiche mutuate dall'antiterrorismo e capacità di lotta anticrimine, sembrò essere un'alchimia efficace, tra il 1993 ed il 2000, per contrastare quella che fino a quel momento era una minaccia aggressiva ma non del tutto strutturata dal punto di vista politico. La svolta in tal senso - e di conseguenza per l'unità Matilan - fu data dal divampare della seconda intifada, o intifada di Al-Aqsa.

 

          Matilan 1bis
 
Operatore Matilan durante un atto tattico: si noti la mimetica vegetata, piuttosto inusuale
tra le forze armate israeliane

 
Dalla lotta al crimine alla guerra al terrorismo (2000-2013)
L'estendersi nei Territori della seconda intifada (settembre 2000) fu la nuova sfida che l'Unità Matilan - nel complesso delle altre forze di sicurezza israeliane - si trovò ad affrontare, questa volta per arginare una minaccia devastante, fino a quel momento utilizzata solo sporadicamente nello scenario mediorientale: quello degli attacchi suicidi contro obiettivi civili israeliani.
Fino all'esplodere della seconda intifada gli attentati suicidi in Israele erano stati un fenomeno relativamente marginale nella questione israelo-palestinese: basti pensare che tra il 1989 ed il 2000 erano stati perpetrati non più di 28 attentati classificabili come "suicidi", con un totale di 186 morti e 46 feriti (ratio di 8,28 vittime/attentato); dopodichè nei tre anni successivi - tra il 2001 ed il 2003 quando la minaccia iniziò ad essere arginata - gli attacchi furono ben 110 con un totale di 467 morti e 480 feriti (ratio di 8,61): il che stava a significare non solo un aumento esponenziale del numero di attacchi ma anche una loro acuita letalità in termini di vittime per ogni attentato subito, dovuta ad una accurata pianificazione generale, ad aumentate capacità esplodenti dell'ordigno ed a rafforzate motivazioni personali da parte del terrorista suicida. In altri, la campagna di attentati "kamikaze" perpetrata soprattutto nel biennio 2001/2002 rappresentava una minaccia devastante per la stessa sopravvivenza dello stato ebraico, oltre che per l'incrinata percezione di sicurezza da parte della popolazione israeliana, le cui abitudini e stile di vita rischiavano di essere alterate per sempre.
Tra le misure introdotte dal governo israeliano per arginare questa minaccia vi furono la costruzione del muro di protezione in Cisgiordania, nonchè il rafforzamento dei reparti preposti all'antiterrorismo, con integrazione informativa/operativa ai vari livelli di tutte le strutture di sicurezza: dai servizi segreti, all'esercito ed alla polizia. La Guardia di frontiera ovviamente, dato il proprio ruolo istituzionale, ebbe un ruolo di primo piano.
Infatti, in aggiunta all'Unità Yamam specializzata in antiterrorismo e recupero ostaggi ed all'Unità Yamas preposta ad attività Mist'aravim e semi "covert", fu deciso di rimodulare il ruolo dell'Unità Matilan, sfruttando le sue capacità operative anti-crimine per trasformarla in reparto da ricognizione tattica, incursione ed osservazione nel contesto dell'antiterrorismo.
La riconfigurazione del reparto poteva essere effettuata rapidamente: si trattava infatti di reprimere le infiltrazioni di terroristi suicidi con modalità analoghe a quelle utilizzate per contrastare contrabbandiere e criminali, migliorando al contempo le capacità individuali del personale, al fine di metterlo in condizioni di affrontare avversari politicamente motivati e decisi a tutto. Oltre a ciò il reparto fu dotato di mezzi all'avanguardia, compresi sensori, visori notturni, sistemi di comunicazione ed altri apparati tecnologici utili ad agevolare le loro missioni. In tal modo, grazie ad un adeguato ciclo addestrativo, anche l'unità Matilan fu gettata in prima linea nella guerra per la sopravvivenza dello Stato di Israele.
 
           Matilan 2bis
  Operatori Matilan in addestramento
 
L'Unità Matilan: cercatori nel buio
Attualmente, entrano a far parte dell'Unità Matilan solo quei coscritti della Guardia di frontiera che avendo superato l'ordinaria fase addestrativa di sette mesi hanno iniziato a svolgere con profitto il loro servizio di leva nelle varie compagnie distrettuali dispegate lungo tutti i confini di Israele. Periodicamente, nel corso dell'anno, a tali coscritti viene concessa la possibilità di effettuare domanda di ammissione per i reparti speciali della Magav, vale a dire Yamam, Yamas e Matilan. A questo punto, per i candidati iniziano tre giorni di prove fisiche, testi attitudinali ed esercitazioni, del tutto analoghi al Gibush previsto per le forze speciali dell'esercito.
Durante tale periodo, circa l'80-90% dei candidati abbandonano per volontà propria o per non essere riusciti a superare i punteggi minimi previsti mentre i "sopravvissuti" vengono assegnati provvisoriamente ai reparti speciali della Magav, sulla base delle loro richieste e dei risultati ottenuti. Per i selezionati all'Unità Matilan si apre quindi una ulteriore sessione di due giorni, durante i quali, di fatto abbandonati a loro stessi in zona inospitale, devono portare a termine la missione assegnata sulla base dell'improvvisazione e delle capacità individuali, in un contesto di antiterrorismo, ricognizione, occultamento e tiro dalla distanza.
Solitamente vengono promossi alla fase successiva solo il 10% dei candidati iniziali, talvolta anche meno, che possono così accedere alla fase addestrativa vera e propria tenuta presso l'Unità Matilan, della durata di cinque settimane e consistente di cinque corsi principali:
 
- cammuffamento
- navigazione terrestre
- raccolta elementi di intelligence
- combattimento terrestre
- tecniche di antiterrorismo
 

           Matilan 12
  Operatori Matilan durante un atto tattico notturno

 
Coloro i quali riescono a superare la fase addestrativa vengono accettati nell'Unità Matilan, sebbene non possano ancora considerarsi dei membri effettivi a pieno titolo: ogni recluta, infatti, viene affiancata da un "anziano" del reparto, che provvede ad instradarla nel corso di operazioni reali di complessità crescente, per tutto il tempo necessario a renderla completamente operativa. Finalmente, dopo quest'ultimo step, l'aspirante Matilan diviene effettivo del reparto e può quindi prendere parte attivamente a quello che è considerato il principale compito dell'Unità Matilan, vale a dire il contrasto ai terroristi suicidi lungo la linea di confine, o comunque prima che possano minacciare la vita dei civili israeliani.
 
La caccia a questo genere di terroristi è la parte più intensa e pericolosa delle operazioni Matilan. Solitamente l'input circa la presenza di una possibile minaccia viene lanciato dai servizi informativi, principalmente lo Shin Beth, oppure ricavato dalle notizie recuperate sul terreno dal reparto Yamas Mist'aravim della Guardia di frontiera, attraverso le sue "antenne" dispiegate sul terreno in incognito.
A questo punto, dopo l'analisi dei dati e l'incrocio di tutte le fonti disponibili, il reparto è pronto a dispiegarsi sul terreno lungo le previste vie di infiltrazione.
L'allarme può essere lanciato anche con brevissimo preavviso e per tale ragione aliquote del reparto sono costantemente in stand-by pronte a lanciarsi, con Hummer ed altri veicoli fuoristrada, in direzione del nemico.
Il dispiegamento sul terreno avviene per piccole squadre da caccia, in grado di supportarsi a vicenda, i cui uomini sono capaci di rimanere occultati per ore senza dare segno di sè, in attesa che la minaccia si manifesti: per tale ragione le capacità di cammuffamento sui vari tipi di terreno - dalle aree boscose verso nord, alla macchia attorno a Gerusalemme, fino alle rocce dell'area di Hebron - sono un requisito fondamentale nella preparazione dell'operatore Matilan, il quale deve essere anche in grado di padroneggiare tutti i sistemi di rilevamento e visione notturna presenti nell'inventario israeliano. Buona parte delle operazioni viene infatti eseguita di notte e per tale ragione è indispensabile la capacità di mantenere l'orientamento in aree sommerse dall'oscurità più completa, nonchè la possibilità di comunicare con gli altri membri del team.
Una particolarità dell'Unità Matilan è la disponibilità di uniformi mimetiche indossate in particolari situazione: una eccezione praticamente unica nel panorama dei reparti israeliani, tradizionalmente dotati delle classiche combinazioni verde-oliva.
L'attesa, per le squadre da caccia, può protrarsi per ore, in ogni condizione climatica. Acquattati sul terreno, in rifugi cammuffati, oppure stesi tra la vegetazione del sottobosco o confusi tra le rocce, gli operatori Matilan devono essere in grado di rimanere vigili per tutto il tempo necessario, vincendo l'inevitabile richiamo del sonno, l'indolenzimento dovuto all'immobilita, i crampi, il freddo e le necessità fisiologiche: ogni movimento infatti, effettuato al momento sbagliato, può far fallire una missione e dare al terrorista una possibilità di sfuggire all'agguato. Pertanto, agli operatori Matilan è richiesto il più completo controllo delle proprie emozioni e la capacità di palesarsi solo al momento opportuno.
La perfetta conoscenza del terreno, pari o superiore a quella dei propri avversari è un altro requisito indispensabile nella preparazione dell'operatore Matilan. Per ovvie ragioni le infiltrazioni di terroristi in territorio israeliano non avviene, di solito, attraverso le vie d'accesso più ovvie, ma lungo percorsi spesso noti ai soli pastori e talvolta neppure segnati sulle carte; in tal senso, le colline attorno a Gerusalemme, dagli innumerevoli sentieri, sono un richiamo irresistibile per dei terroristi decisi a farsi esplodere tra la folla di Haifa o Tel Aviv. In effetti, la costruzione del muro di sicurezza ha rappresentato una drastica limitazione ai movimenti di terroristi verso Israele:  tuttavia, non vi è barriera invalicabile al cento per cento e neppure limiti alla fantasia criminale di un aspirante suicida.
Sotto questo punto di vista l'Unità Matilan è uno strumento pienamente integrato, anche se tra i meno evidenti, del sistema di sicurezza israeliano, la cui parte "emersa" e palese sono la barriera, i check-point e le pattuglie pesantemente armate: il tutto al fine di rendere quanto più difficile la vita ai terroristi, il cui obiettivo - va sempre ricordato - è quello di provocare il maggior numero di vittime tra la popolazione civile.
L'organizzazione tattica delle squadre sul terreno può essere un fattore decisivo tra il successo e il fallimento di una missione. I diversi operatori di ogni team in missione (tre, quattro uomini o altro a seconda dei casi) devono essere in grado di appoggiarsi reciprocamente, minimizzando i rischi e le possibilità di errore e coordinando le regole di ingaggio; ciò nondimeno il rischio è una costante in tale genere di missioni, compreso quello di intervenire contro soggetti sbagliati che si dovessero ritrovare nel raggio d'azione del team - pastori, immigrati illegali ecc.; per tale ragione sono richieste al team-leader capacità decisionali immediate, ad elevato grado di discernimento, che si acquisiscono solo con l'esperienza e che vanno al di là delle informazioni di intelligence e dei biefing pre-missione. Il tutto in aggiunta all'accurata pianificazione della missione ed agli automatismi che legano i vari operatori del team.
Al di là di una inevitabile competizione tra i reparti, vi è collaborazione tra i vari assetti del sistema di sicurezza israeliano e questo vale in particolare tra le varie branche dello stesso corpo. Questo vale tanto a livello di scambio informativo tra Yamas e Matilan, come già detto in precedenza, tanto a livello tattico nella pianificazione ed esecuzione delle azioni: Matilan infatto può contare sul supporto di un particolare reparto di osservazione della Guardia di frontiera, concettualmente simile ai battaglioni Shahaf, Nitzan e Nesher dell'esercito; questa unità, di cui non si conosce l'appellativo, è dotata di veicoli Hummer modificati, dotati di radar terrestri ed altre apparecchiature elettroniche di sorveglianza ed ascolto, in grado di intercettare le comunicazione e di rilevare da lunga distanza i movimenti sul terreno, trasmettendoli poi in tempo reale ai Matilan in agguato.
Secondo le scarse informazioni disponibili, l'Unità Matilan dispone di una propria sezione cinofila dotata di diversi pastori belgi malinoise utilizzati come cani d'attacco durante gli appostamenti e strutturalmente dipende dal comando di Gerusalemme della Guardia di frontiera. Originariamente sarebbero state costituiti tre nuclei Matilan, ciascuno dei quali responsabile di una specifica area di confine:
 
- Matilan Nord: confine libanese ed alture del Golan sulla frontiera siriana
- Matilan Centro: confine con la Cisgiordanian, fatta eccezione per la regione attorno a Gerusalemme
- Matilan Gerusalemme: regione di Gerusalemme, comprese le colline e i villaggi sparpagliati attorno alla città
 
Successivamente, considerazioni di ordine economico hanno portato alla fusione dei tre nuclei in una singola unità, responsabile di tutta la frontiera con la Cisgiordania e Gerusalemme.
Relativamente alla consistenza numerica, non vi sono dati certi: apparentemente l'unità avrebbe un organico formato da una quindicina di uomini suddivisi in alcuni teams, supportati probabilmente da altri elementi con incarichi amministrativi, di intelligence, cinofili ecc. In effetti, tale limitata consistenza numerica appare improbabile ed alquanto limitativa e pertanto si ha ragione di ritenere che i numeri effettivi possano essere più significativi, seppure non eccessivamente.
Circa i risultati ottenuti dall'Unità Matilan dall'inizio della seconda intifada in poi, non sussistono certezze, soprattutto per via della coltre di riservatezza che avvolge l'unità e del basso profilo esposto dai suoi operatori i quali, alla notorietà anche bene apprezzata da taluni reparti della variegata comunità di intelligence e forze speciali dell'arsenale israeliano, preferiscono evidentemente il silenzio e la certezza di poter intervenire con successo ogni qual volta si renda necessario, senza essere disturbati dalla luce dei riflettori.
 
Per quanto riguarda l'attuale status dell'unità non vi sono informazioni precise; tuttavia, tanto per via di motivi finanziari quanto per ragioni logistico/amministrative, sembra che in tempi recenti l'Unità Matilan sia stata di fatto conglobata nell'Unità Yamam, come nucleo specializzato. In altri termini, una volta superata una fase addestrativa comune, alle reclute candidate nell'Unità Yamam verrebbe concessa la possibilità di optare per una ulteriore sessione di specializzazione, al fine di conseguire il brevetto di operatore Lotar Matilan. Tale sessione sarebbe ricalcata sostanzialmente sul ciclo addestrativo precedentemente descritto, con la differenza che il tutto avverrebbe nel contesto dell'Unità Yamam e non più come reparto autonomo.
Conseguentemente, è plausibile che gli operatori Yamam-Matilan siano stati aggregati ai diversi teams d'intervento Yamam, ciascuno dei quali - come già spiegato in un altro articolo - formato da personale in possesso di differenti specializzazioni.
 
           Matilan 8quater
  Operatori Matilan durante un briefing pre-azione

 


 

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