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MOSSAD KIDON:
tra leggenda e realtà
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Beirut, Libano, 22 gennaio 1979, ore 15:35
Una bomba ad alto potenziale, piazzata a bordo di una Volkswagen verde parcheggiata al lato di Rue Verdun, deflagra attivata da un comando a distanza, al momento del passaggio di due autovetture in movimento a bassa velocità, che
   Kidon Ali Hassan Salameh
 
Ali Hassan Salameh, qualche tempo
prima della sua uccisione 
vengono in tal modo investite in pieno dalla potenza di circa 100 kg di esplosivo plastico. Tra i rottami delle due auto accartocciate, una Chevrolet SW e una Land Rover di scorta, si contano quattro vittime uccise sul colpo, oltre ad un quinto uomo ferito in modo grave, che viene rapidamente trasportato all'ospedale. Sottoposto ad intervento d'urgenza, il ferito muore sotto i ferri alle 16:03, durante il disperato tentativo di rimediare ai danni di una scheggia d'acciaio conficcataglisi nel cervello: si tratta di Ali Hassan Salameh, terrorista palestinese soprannominato il "principe rosso", capo operazioni di Settembre Nero e principale organizzatore della strage degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco '72.
Il mortale attentato a Salameh è uno dei risultati più significativi della operazione cosiddetta "Ira di Dio" ovvero "Baionetta" ("Mivtzah Elohim"), autorizzata all'indomani della strage di Monaco dalla premier israeliana Golda Meir ed attuata dal Mossad, allo scopo di identificare, braccare e quindi colpire attraverso omicidi mirati extra-giudiziali, i pianificatori, gli esecutori ed i complici di Settembre Nero ritenuti da Israele coinvolti nella strage a vario titolo: un incarico che il Mossad porterà avanti per almeno un decennio, mediante alcune squadre speciali sguinzagliate in Europa e Medio Oriente, genericamente conosciute sotto il titolo di unità "Kidon" ("Baionetta").
 
Nokmim, i precursori
Affrontare il discorso delle squadre Kidon significa inoltrarsi nel mondo malmostoso dei servizi segreti, con le loro reticenze, depistaggi e disinformazione; un mondo dove non vi è nulla di certo nè di confermato, ma solo un conglomerato di teoremi verosimili, di illazioni sussurrate a mezza voce e di sospetti che non troveranno mai riscontro.
In realtà tutto questo flusso magmatico di dati, notizie ed ipotesi ribolle entro contesti relativamente strutturati, nei quali è possibile identificare alcuni punti fermi, se non proprio dei fili logici, utili a delineare un quadro sufficientemente probabilistico quantunque non probatorio. Questo articolo non fa eccezione, nel senso che si è tentato, con i mezzi a nostra disposizione, di separare il grano dal loglio, senza l'ambizione di improbabili certezze nè pretesa di completezza, ma solo sulla base del buon senso e delle poche notizie considerate attendibili in questo universo di chiaroscuri indecifrabili.
Il risultato è una tela di ragno, invisibile a tratti ma riconoscibile in determinate circostanze legate alla luce ed al punto di osservazione, in grado cioè di essere percepita come figura evanescente ma reale e proprio per questo altrettanto insidiosa.  
Si è già parlato dell'operazione denominata "Ira di Dio", che rappresenta probabilmente la più eclatante campagna punitiva "Kidon" degli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso. In realtà, stando alle informazioni disponibili, la rappresaglia contro i leaders di Settembre Nero sarebbe stata una vera e propria svolta relativamente alle operazioni clandestine attuate dal Mossad al di fuori dei confini nazionali. Infatti, fino a quel momento le cellule del Mossad sparpagliate nei vari paesi (in Europa, Nordafrica e Medio-Oriente), si erano limitate a svolgere quelle attività di intelligence utili alla sicurezza di Israele, nonchè connesse all'esfiltrazione volontaria di singoli individui o gruppi di persone in qualche modo legate alla causa israeliana. Tutto ciò fatte salve due importanti eccezioni collegate alla Shoah, portate a termine da squadre speciali del Mossad genericamente assimilabili a delle "Kidon" ante-litteram, vale a dire:
 
- il rapimento a Buenos Aires e successivo trasferimento in Israele di Adolf Eichmann, direttore della sezione Gestapo IVB4, avvenuto l'11 maggio 1960;
- l'assassinio di Herberts Cukurs, membro del Kommando Arajs e collaborazionista lettone dell'SD, soprannominato "il boia di Riga", avvenuto a Montevideo il 23 febbraio 1965;
 
   Kiidon Brunner 1943
  Alois Brunner, in una rara foto del 1943
   
Per certi versi con queste due operazioni (il rapimento di Eichmann e l'omicidio di Cukurs, così come con i falliti attentati ad Alois Brunner in Siria [1961 e 1980]), si chiude di fatto il cerchio attorno alla prima fase delle azioni extra-giudiziarie attuate dal Mossad, vale a dire quelle legate alla Shoah, le cui origini possono essere tracciate, fin dall'immediato dopoguerra, nelle imprese di un gruppo clandestino ebraico denominato "Nokmim" ("Vendicatori"), costituito a Bucarest nella primavera 1945. Questo gruppo - tra i cui leaders vi era Abba Kovner, futuro principale poeta israeliano del dopoguerra - era stato a sua volta formato dai superstiti di una unità partigiana attiva in Lituania nel settembre 1943
conosciuta con il termine Yiddish "Nekome" ("Vendetta"), cresciuta attorno ad un nucleo di ebrei fuggiti dal ghetto di Vilnius, i quali, una volta transitati in area d'occupazione alleata al termine della guerra, si erano uniti ad altri sopravvissuti allo scopo di perpetrare atti eclatanti volti a vendicare il genocidio ebraico; in particolare, vi sarebbe stato un piano azzardato quanto improponibile, per assassinare alcuni milioni di tedeschi attraverso l'avvelenamento delle fonti idriche di Amburgo, Monaco e Francoforte, ovvero più limitatamente, di procedere all'eliminazione di migliaia di reduci SS rinchiusi nel campo di prigionia di Norimberga, attraverso la contaminazione con arsenico dei filoni di pane ad essi destinati. Secondo alcune fonti, i progetti dei Nokmim - nel frattempo entrati in possesso del veleno necessario - sarebbero stati bloccati sul nascere nell'aprile 1946 su ordine proveniente da quella parte della leadership sionista in Palestina appartenente alla cerchia di Ben-Gurion, che preoccupata dalle ripercussioni che tali atti criminali avrebbero potuto provocare alla causa dello Stato di Israele, avrebbe fornito alla polizia britannica informazioni utili circa i progetti e gli spostamenti di Abba Kovner: che infatti venne bloccato a bordo di una nave diretta in Francia e quindi inviato in prigionia in Egitto. Ciò nondimeno, un tentativo di avvelenamento del pane destinato ai prigionieri SS dello Stalag XIII di Norimberga venne effettivamente attuato il 22 aprile 1946, ma senza conseguenze fatali per nessuno dei 2.283 soggetti rimasti intossicati dall'arsenico.
Un caso parallelo a quello dei Nokmim, riguarda poi alcuni reduci della Brigata Ebraica, che nelle settimane successive alla resa tedesca, avrebbero proceduto al sequestro ed alla successiva eliminazione di almeno una ventina di individui ritenuti colpevoli di crimini di guerra. Tale gruppo, conosciuto con il termine inglese di "The Avengers", sarebbe stato guidato di fatto da Israel Carmi, ex-ufficiale della Brigata Ebraica passato all'intelligence militare britannica di Treviso nel giugno 1945, ed oltre agli assassinii mirati avrebbe operato per contrabbandare armi all'Haganah, nonchè per favorire l'emigrazione in Palestina di gruppi di sopravvissuti alla Shoah. In particolare, il ruolo di Carmi nell'intelligence militare gli avrebbe consentito di entrare in possesso di una lunga lista di nomi di criminali nazisti, i più importanti dei quali egli avrebbe poi trasmesso ai suoi consociati Avengers. Ad un certo punto, nel 1946, i due gruppi di giustizieri ebraici - Nokmim ed Avengers - sarebbero anche entrati in contatto tra loro, ma dissapori tra Kovner e Carmi avrebbero di fatto impedito una reale collaborazione. In ogni caso, sembra che le azioni degli Avengers si siano protratte fino agli anni Cinquanta.
Ovviamente, tanto le azioni dei Nokmim quanto quelle poste in atto dagli Avengers devono essere intese come iniziative autonome illegali attuate da singoli soggetti tormentati da desiderio di vendetta per quanto perpetrato dai nazisti nei confronti degli ebrei e non possono in alcun modo essere collegate alle successive attività clandestine, non necessariamente illegali (esecuzioni selettive comprese) (1), poste in essere dal Mossad nella sua qualità di agenzia ufficiale di intelligence dello Stato israeliano. Detto ciò è innegabile che tra le prime e le seconde vi sia una sorta di "continuità" sia in termini "ideali" che "operativi" e che sotto questo preciso punto di vista le squadre di "vendicatori" ebraici siano state in qualche modo le precorritrici delle ben più tarde unità "Kidon".

                                      Kovner 1948                      
                 Abba Kovner ed il suo gruppo, in una foto del 1948  

 
Unità Kidon: licenza di uccidere
Secondo quanto riportato dalle fonti più attendibili una vera svolta nel modus operandi delle unità "Kidon" ebbe luogo all'indomani della strage alle Olimpiadi di Monaco allorchè fu deciso, dai più alti vertici dell'amministrazione politica israeliana - vale a dire da Golda Meir in persona, su suggerimento del suo consigliere speciale Aharon Yariv in accordo con il direttore del Mossad, Zvi Zamir - di utilizzare le squadre "Kidon" per tracciare e colpire i principali leaders di Settembre Nero, organizzazione terroristica palestinese che di fatto rappresentava l'emanazione estremistica occulta di Al-Fatah e dalle cui file era uscito il commando responsabile della strage di Monaco.
 
   Kidon Eichmann3
 
Adolf Eichmann, in una foto scattata 
al tempo del suo processo
   
Kidon, fino a quel momento, erano state le squadre operative della divisione operazioni speciali del Mossad nota con il titolo di "Divisione Metsada" (2) il cui ruolo era quello di reclutare agenti altamente selezionati da inviare in missione nei paesi arabi ostili (soprattutto in Siria ed Egitto), al fine di stabilire contatti, raccogliere informazioni e compiere atti di sovversione, compresi rapimenti ed omicidi mirati. Questa divisione si era evoluta da un nucleo iniziale diretto da Yitzhak Shamir (futuro Primo Ministro israeliano), presente nel Mossad fin dalla metà degli anni Cinquanta, ma che per lungo tempo aveva avuto solo limitate capacità operative e consistenza numerica ridotta, al punto da dipendere dal personale dello Shin-Beth per l'esecuzione di talune missioni particolarmente impegnative: tra queste va ricordata la campagna di attentati ed intimidazioni rivolta contro gli scienziati tedeschi assunti dal governo egiziano allo scopo di implementare un programma missilistico strategico in grado di colpire Israele con testate convenzionali, chimiche ed eventualmente radioattive (ovvero bombe "sporche"). Denominata in codice "Damocles" tale campagna intimidatoria ebbe inizio nell'agosto 1962 con l'invio di lettere-bomba agli scienziati tedeschi in Egitto, cui fecero seguito attentati, rapimenti ed intimidazioni attuate da elementi combinati dello Shin-Beth e del Mossad posti agli ordini dello stesso Shamir, che da un lato sollevarono le proteste del governo tedesco e dall'altro ottennero la sospensione di fatto del programma missilistico egiziano, dopo il rientro in Germania di buona parte degli scienziati, avvenuto entro la fine del 1963. "Damocles", peraltro, aveva provocato anche una grave crisi politica interna al governo israeliano, conclusasi nel marzo 1963 con le dimissioni dell'allora direttore del Mossad, Isser Arel e la conseguente sospensione dell'operazione su ordine di Ben Gurion.
Tra le conseguenza del cambio di direzione al vertice del Mossad - dove era stato insediato Meir Amit - vi fu la ristrutturazione della Divisione Metsada, che venne inserita in uno degli otto dipartimenti funzionali del Mossad (probabilmente quello denominato "Azione politica e collegamenti") e via via completata da un certo numero di squadre operative successivamente ribattezzate "Kidon", il cui personale iniziò ad essere selezionato accuratamente tra i ranghi delle forze speciali (essenzialmente il Sayeret Mat'kal e lo Shayetet 13). Scopo di tale ristrutturazione era il superamento dei numerosi errori progettuali ed esecutivi che avevano costellato l'operazione "Damocles", tanto da farla emergere pubblicamente, come si è visto, con gravi danni politici all'immagine dello Stato israeliano.
Conseguentemente, nel periodo di permanenza di Amit al vertice del Mossad (1963-1968) non sarebbe stata effettuata alcuna esecuzione selettiva, ma fu invece portato a termine un programma di rafforzamento delle capacità operative dell'agenzia ed il particolare del suo nucleo centrale rappresentato dalla divisione operazioni speciali "Metsada", che fu quindi in grado di entrare in azione nell'autunno '72, contro i terroristi di Settembre Nero responsabili di Monaco.
Stando alle informazioni disponibili, la ristrutturazione avvenuta nel Mossad tra il 1963 ed il 1968 avrebbe portato alla formazione - in un arco temporale stimato in alcuni anni - di almeno otto unità Kidon formate da personale reclutato presso vari reparti e servizi del Mossad e delle forze speciali, testato psicologicamente ed in possesso di rigoroso auto-controllo, oltre che di elevate capacità operative e tecniche.
L'addestramento degli elementi Kidon include tecniche di sorveglianza agli obiettivi, di esfiltrazione da territorio ostile, di rapida memorizzazione di dati e dettagli, di riadattamento all'ambiente sulla base di mutate condizioni operative e di capacità di variare piani ed obiettivi anche all'ultimo minuto. Inoltre, i diversi membri di ogni squadra Kidon dispongono di specifiche specializzazioni, tra cui la manipolazione di ordigni esplosivi, l'utilizzo di sistemi elettronici, la guida rapida di veicoli o motocicli, la confidenza con ogni genere di sistema di sicurezza passivo, l'abilità nelle arti marziali (in particolare Krav Maga) e l'uso offensivo di oggetti comuni, nonchè, ovviamente, la capacità di commettere omicidi con armi da fuoco, armi bianche ed eventualmente veleni.
Di consistenza grossomodo standardizzata, le varie unità Kidon sarebbero formate da circa una dozzina/quindicina di operatori suddivisi in nuclei denominati Khuliya (pl. Khuliyot, ovvero squadra/e), singolarmente identificati da una lettera dell'alfabeto ebraico e più o meno raggruppati secondo la seguente configurazione tattica:
 
- nucleo Aleph (א): un paio di operatori incaricati di colpire a morte l'obiettivo
- nucleo Beth (ב): un paio di operatori incaricati di proteggere da vicino gli Alephim
- nucleo Heth (ח): un paio di operatori incaricati della logistica
- nucleo Aiyn (ע): un gruppo di operatori incaricati di pianificazione e supporto tattico
- nucleo Qoph (ק): un paio di operatori incaricati delle comunicazioni
 
Complessivamente, gli operatori Kidon avrebbero raggiunto, agli inizi degli anni Novanta una consistenza di almeno 80 effettivi suddivisi in diverse decine di Khuliyot, strettamente compartimentati al punto da essere sconosciuti a buona parte degli altri operativi Mossad, fatta eccezione per pochi elementi direzionali posti al vertice della Divisione Metsada.
Per quanto se ne sa, la sede amministrativa delle unità Kidon non si trova presso il comando centrale del Mossad a Tel Aviv-Glilot, bensì in una base militare nel deserto del Negev, nei pressi di Dimona, dove avverrebbe anche l'addestramento delle reclute tramite un piccolo nucleo di istruttori selezionati. Tali reclute - in piccola parte anche donne - una volta completato il ciclo addestrativo diventano parte delle unità Kidon per una ferma che può variare dai pochi anni ad un periodo più lungo, comunque legato alle singole capacità di assorbimento dell'enorme logorio psicofisico a cui gli operatori vengono costantemente sottoposti. In tal senso, vi sarebbero diversi psicologi a disposizione del Kidon, incaricati di monitorare costantemente, sembra su base trimestrale, la salute mentale dei vari operatori.
Tutto questo a grandi linee per una "fotografia" del reparto probabilmente valida tutt'ora, ma che a maggior ragione aderiva alla realtà dei primi anni Settanta, allorchè il Kidon venne massicciamente mobilitato per l'operazione cosiddetta "Ira di Dio", destinata a protrarsi per tutto il decennio successivo.
 
Mivtzah Elohim
Troppo note sono le vicende che furono alla base dell'operazione "Ira di Dio" o "Mivtzah Elohim", per doverle ripercorrere in questa sede; basti dire che la vicenda ha fornito lo spunto per trame cinematografiche e volumi di memorie, che nel loro complesso hanno contribuito a far conoscere la storia di un gruppo di uomini e dei loro bersagli.
Complessivamente, nei circa 15 anni di caccia ai terroristi di Settembre Nero sarebbero state mobilitate otto unità Kidon, tre delle quali durante la "fase calda" 1972/73, coordinate dal direttore della divisione operazioni speciali, Michael Harari; questi, a sua volta, era direttamente subordinato al direttore generale del Mossad (vale a dire Zvi Zamir nel periodo 1968-1974 e Itzhak Hofi dal 1974 al 1982), ed al comitato ministeriale ristretto incaricato di dare luce verde alle singole uccisioni. Tale comitato, indicato come "Comitato X" si appoggiava al Procuratore Generale israeliano, il quale aveva il compito di legalizzare ogni uccisione attraverso una sentenza che avesse valore di condanna. L'elenco dei bersagli - denominato "banca" - costantemente aggiornato anche grazie alle informazioni reperite in Libano dal reparto di intelligence militare HUMINT Unità 504, dipendente da Aman, veniva preparato negli uffici dei dipartimenti "Informazioni" e "Pianificazione operativa" del Mossad e passava quindi all'esame del "Comitato X". Una volta che questo aveva rilasciato il via libera, venivano diramati gli ordini operativi alle Unità Kidon, le quali entravano in azione secondo le tempistiche più confacenti.
Secondo alcune fonti, il "Comitato X" sarebbe stato formato dal Primo Ministro Golda Meir, dal Ministro della Difesa Moshe Dayan e dal Ministro dell'Educazione Yigal Allon, oltre che dal direttore in carica del Mossad. Ovviamente, l'esistenza di tale commissione non è mai stata confermata, ma è del tutto verosimile che l'autorizzazione finale a procedere con le singole uccisioni possa essere stata pronunciata solo ai livelli più alti dell'establishment politico-militare israeliano.
Allo stesso modo, il titolo "Ira di Dio" attribuito all'operazione non sarebbe stato ufficialmente adottato bensì attribuito posteriormente, in quanto ogni uccisione avrebbe avuto un nome in codice specifico. In ogni caso, stante la sua delicatezza, l'intera operazione era stata incasellata come campagna di "deterrenza" o di "prevenzione", senza che ciò bastasse tuttavia a tacitare quelle voci critiche motivate da ragioni politico-operative, che si erano levate anche all'interno della comunità di intelligence israeliana, la quale, per la prima volta, si era dovuta confrontare non già con una singola esecuzione, ma con un progetto che comprendeva la sistematica eliminazione di decine di persone: con gravi rischi politici e di immagine, nel momento in cui la cosa fosse divenuta di dominio pubblico.
Stando ai dati disponibili, una volta ottenuta "luce verde" dalla parte politica, relativamente ad una nuova uccisione, veniva mobilitata una unità Kidon tra quelle disponibili, che raggiungeva quindi la propria area operativa ed iniziava a pianificare l'azione in piena autonomia, grazie all'appoggio organizzativo e logistico fornito da agenti di supporto già presenti sul posto, denominati Sayanim, sovente reclutati all'interno delle locali comunità ebraiche da uno speciale dipartimento del Mossad chiamato Tsomet.
Fondi segreti tratti da conti cifrati collegati al Mossad venivano posti a disposizione della squadra, il cui periodo di permanenza sul campo poteva protrarsi per giorni o anche solo per poche ore, a seconda del bersaglio.
Durante la fase più "calda" dell'operazione, ossia dall'ottobre 1972 al giugno 1973, sarebbero state tre le squadre Kidon ad essere utilizzate a rotazione, una delle quali più o meno regolarmente basata a Ginevra; negli anni successivi, vale a dire dal dicembre 1979 alla metà degli anni Ottanta sarebbero intervenuti dei nuovi teams, formati da personale trasferito di volta in volta da altre branche del Mossad - o eventualmente dai reparti speciali dell'esercito -, sulla base di una pianificazione congiunta tra la divisione Cesarea e le divisioni Tevel (relazioni estere), Tsomet (personale), Neviot (infiltrazione e sorveglianza bersagli), ricerca ed antiterrorismo.
 
Generalmente, vengono attribuite alle unità Kidon una decina di uccisioni tra l'ottobre 1972 e il giugno 1973 tra Roma (1), Parigi (3), Cipro (1), Atene (1) e Beirut (3): questi ultimi, in particolare, furono eliminati durante l'operazione "Primavera di gioventù" ("Spring of Youth"), attuata nella capitale libanese il 9/10 aprile 1973 da una forza d'attacco congiunta del Sayeret T'zanhanim, dello Shayetet 13, del Sayeret Mat'kal e di una unità Kidon.
Successivamente, a seguito del fallimento di una operazione a Lillehammer in Norvegia (21 luglio 1973) ed alla conseguente emersione di buona parte della rete del Mossad in Europa, l'operazione venne sospesa su ordine di Golda Meir e di fatto "congelata" fino al 1979, allorchè fu riattivata per volontà di Menachem Begin.
Durante questa seconda fase, protrattasi dal dicembre 1979 al febbraio 1988, sarebbero stati almeno una decina i membri di spicco dell'Olp e di Settembre Nero eliminati tra Roma (2), Parigi (1), Atene (3), Cipro (4) e Beirut (1): l'azione di Beirut, in particolare, è quella menzionata in apertura, conclusasi con l'uccisione di Ali Hassan Salameh, inseguito dai Kidon fin dal luglio 1973 ("affare Lillehammer").
La morte di Salamemh pose fine all'operazione cosiddetta "Ira di Dio", che nel corso di 16 anni - seppure non consecutivi - aveva di fatto portato all'annientamento del commando di Settembre Nero responsabile della strage di monaco, nonchè dei suoi principali leaders di allora, fatta eccezione per poche figure scampate alla caccia per un motivo o per l'altro.
A parte i risultati materiali dell'operazione - quantificabili nelle uccisioni - andrebbero valutati i ritorni tattici e strategici della campagna nel contesto dell'intera questione arabo-israeliana. In tal senso le opinioni sono controverse ed andrebbe pertanto aperta una lunga dissertazione, che non è compatibile con gli scopi di questo articolo. Pertanto, per ulteriori  approfondimenti si rimanda all'ampia letteratura disponibile sull'argomento.
Rimarrebbe da discutere la questione morale sollevata dalla scelta di Golda Meir, ovvero quanto possa essere giustificato in uno Stato di diritto come Israele, il ricorso agli omicidi extra (o para)-giudiziali quale metodo di imposizione ai colpevoli di una punizione (peraltro) ampiamente meritata. Anche in questo caso il discorso è estremamente complesso; tuttavia non può essere slegato dal particolare contesto socio-storico-politico nel quale va calata la suddetta questione israelo-palestinese, ovviamente allargando tali interrogativi morali anche alle innumerevoli scelte discutibili attuate dall'allora leader dell'OLP (nonchè futuro Premio Nobel per la pace), Yasser Arafat il quale, avendo dato ampia copertura morale, appoggi e probabilmente molto altro, al gruppo terroristico Settembre Nero ed agli assassini degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco, può essere considerato, a buona ragione, il regista occulto della strage.
 
Dopo "Ira di Dio"
La conclusione della caccia ai terroristi di Settembre Nero non significò la fine delle unità Kidon, bensì il loro riorientamento verso le nuove minacce rivolte ad Israele dall'evoluzione del contesto politico mediorientale avvenuto a partire dagli anni Ottanta del XX° Secolo, con la nascita di gruppi estremistici a matrice religiosa - sovente contrapposti al laicismo dell'OLP  - tra cui vanno ricordati Hamas e la Jihad islamica palestinese con base a Gaza, di osservanza sunnita, finanziati dalle monarchie del Golfo, nonchè Hezbollah con base in Libano, di osservanza sciita, manovrato dall'Iran.
A partire dagli anni Ottanta, con il sostanziale venir meno della rappresentanza unica delle istanze palestinesi da parte dell'OLP, si complica infatti il quadro complessivo della questione mediorientale, soprattutto per l'irrompere del fondamentalismo religioso islamico e conseguente insorgere di contrasti interni al movimento arabo-palestinese, di fatto suddivisosi tra laici e fondamentalisti e, all'interno di questi ultimi, tra sciiti e sunniti e rispettivi sponsor internazionali. Oltre a ciò, quale eredità del decennio precedente proseguono, anche se in via di esaurimento, i contrasti interni tra le varie fazioni palestinesi laiche aderenti o nemiche dell'OLP sovente risoltisi in scontri armati, omicidi e attentati reciproci: sembrano essere numerose infatti, le eliminazioni di leaders palestinesi avvenute nell'area mediterranea negli anni Settanta ed Ottanta, che variamente attribuite al Mossad sarebbero invece ascrivibili alla lotta intestina tra palestinesi ed in particolare ad Abu Nidal ed al suo gruppo dissidente, fuoriuscito dall'OLP nel 1974 ed in seguito assassinato a Baghdad, apparentemente su ordine di Saddam Hussein (16 agosto 2002).
In questo mare magmatico, di difficile decifrabilità, si inserisce ovviamente Israele, che interviene talvolta con azioni mirate volte colpire i propri avversari più pericolosi, anche per mezzo dei gruppi di fuoco Kidon. In realtà, a dispetto delle innumerevoli accuse e sospetti sensazionalistici molto spesso ventilati dai media, l'utilizzo degli omicidi extra-giudiziari in questa fase, appare limitato ad alcuni casi particolari, tra cui ricordiamo: l'assassinio del leader della Jihad islamica Fathi Shikaki, avvenuto a Malta nel 1995; il fallito attentato contro il leader dell'ala politica di Hamas, Khaled Mesh'al avvenuto in Giordania il 25 settembre 1997, l'uccisione del cosiddetto "ministro della difesa" di Hezbollah, Imad Mughniyeh, portato a termine a Damasco il 12 febbraio 2008, nonchè l'assassinio di Mahmud Al-Mabhuh, importante leader di Hamas, avvenuto a Dubai il 19 gennaio 2010.
Tra le azioni attribuite al Kidon vi è poi quella costata la vita a Gerald Bull, ingegnere canadese esperto progettista di cannoni: dalla sua penna era infatti uscito uno dei migliori pezzi di artiglieria degli anni Ottanta/Novanta, vale a dire il celebre GC-45 canadese e suoi derivati, sofisticato al punto da attirare l'attenzione di Saddam Hussein, per il quale Bull aveva cominciato a lavorare, al fine di sviluppare un cosiddetto "supercannone" in grado di sparare enormi proiettili con gittata sufficiente a raggiungere Tel Aviv.
La collaborazione con lo "stato-canaglia" iracheno fu l'ultima per Bull, che venne infatti assassinato nel suo appartamento di Bruxelles attorno al 22 marzo 1990. Tra i principali indiziati - oltre a CIA, MI5, sudafricani e iraniani, con i cui governi Bull aveva collaborato o si era scontrato anni prima - vi sono ovviamente gli israeliani i quali, stando ad una versione dei fatti accettata come probabile, avrebbero mobilitato un gruppo di fuoco Kidon, così da porre termine alle "relazioni pericolose" del controverso ingegnere canadese. Ovviamente, come in molti casi di questo genere, non sono emerse prove a tutt'oggi che confermino questa tesi al di là di ogni ragionevole dubbio.
E' certamente plausibile che nel corso degli anni siano avvenute altre azioni contro bersagli di minore importanza, ma appare altresì improbabile un utilizzo delle squadre Kidon al di là dello sporadico, per via di una serie di ragioni diverse, tra le quali è compresa la sempre maggiore possibilità di colpire con successo obiettivi selezionati grazie all'utilizzo delle tecnologie più avanzate (sistemi di guida remoti, droni ecc.): tecnologie in costante evoluzione dalla scarsa visibilità ma dall'elevato impatto mediatico, che relegano ai soli casi particolari la discesa in campo dei gruppi di fuoco Kidon.
 
Dossier Iran
Apparentemente, tra gli anni Novanta e l'inizio del decennio successivo vi sarebbe stato un certo declino relativamente al ruolo delle unità Kidon, le quali potrebbero essere state disattivate o accantonate. Questa possibilità è anche legata all'ulteriore evolversi del conflitto israelo-palestinese, culminato nelle due intifade e nella conseguente drammatica ondata di attentati suicidi avvenuta in Israele tra il 1994 e il 2005: un'emergenza che aveva costretto le autorità israeliane a concentrare i propri sforzi sulla prevenzione e il contrasto di questa nuova minaccia, attraverso un rafforzamento delle capacità dei reparti antiterrorismo e soprattutto delle misure di intelligence dello Shin Beth. Nel suo ruolo di servizio di sicurezza interno è infatti lo Shin Beth (e non il Mossad, competente sull'esterno), ad avere la giurisdizione su Gaza e sui territori occupati, dai quali, in quegli anni, si era infiltrata in Israele la totalità dei terroristi suicidi. Tra le azioni portate a termine da questo servizio vi sono stati diversi omicidi mirati, generalmente attuati con metodi per così dire "tecnologici", ovvero droni, elicotteri armati e missili lanciati a distanza: un esempio su tutti, la brillante operazione che ha portato all'eliminazione di Yahya Ayyash, l'"ingegnere" di Hamas  responsabile della progettazione delle bombe utilizzate negli attentati suicidi, ucciso da un ordigno nascosto all'interno del suo telefono cellulare (5 gennaio 1996). Sono probabilmente da attribuire allo Shin Beth anche altri omicidi "eccellenti", tra cui i leaders di Hamas Ahmed Yassin (22 marzo 2004), Abd al-Aziz al-Rantissi (17 aprile 2004) e Ahmad al-Jabari (14 novembre 2012) ed altri ancora.
Il comune denominatore di tali omicidi mirati è di essere stati effettuati "a distanza", con modalità del tutto diverse da quelle delle unità Kidon e soprattutto con un elevato rateo di successi: quel successo che invece era sfuggito al Mossad il 25 settembre 1997, durante il fallito tentativo di assassinio con veleno del leader di Hamas Khaled Mesh'al, attuato ad Amman in Giordania, da una squadra Kidon.
Questa débacle, che aveva costretto il governo israeliano a scusarsi pubblicamente con re Hussein di Giordania, fornendo l'antidoto per salvare la vita a Mesh'al, avrebbe portato alla disattivazione di fatto della divisione Cesarea, alle dimissioni del suo direttore - conosciuto come "B" - ed al conseguente blocco delle attività Kidon.
 
La sostanziale emarginazione della divisione Cesarea, tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del decennio successivo venne meno con la nomina del nuovo direttore del Mossad, Meir Dagan (settembre 2002) e con la di lui scelta di ritornare a colpire i molti nemici di Israele sparsi per il Medio Oriente, oltre il raggio d'azione dello Shin Beth: una scelta condivisa con l'allora premier Ariel Sharon, volta a restituire al Mossad il prestigio perduto nella sfortunata operazione di Amman.
In tal senso, a partire dal 2003 sarebbero state rivitalizzate le reti di agenti all'estero controllate dalla divisione Cesarea e rimaste congelate dopo l'affare Mesh'al, mentre la stessa Cesarea sarebbe ritornata al suo ruolo precedente, anche per via del problema rappresentato dal progetto nucleare iraniano. In questa fase la divisione Cesarea avrebbe avuto a disposizione una trentina di agenti operativi, da quel momento in poi impegnati principalmente sul "fronte iraniano".
Si è già detto, in un articolo precedente, della difficile cyberguerra combattuta contro l'Iran dall'Unità 8200 con armi non convenzionali quali i virus informatici "Stuxnet", "DuQu", "Flames" ed altri, alcune parti dei quali sarebbero state compilate da ricercatori del dipartimento tecnologico del Mossad; ebbene, oltre a queste armi non-letali il Mossad avrebbe fatto ricorso a metodi più diretti, come gli omicidi mirati, volti ad eliminare gli scienziati iraniani coinvolti nel progetto nucleare di Teheran, in una sorta di edizione aggiornata dell'operazione "Damocles" del 1962, contro il programma missilistico egiziano.
Ovviamente, non esistono conferme certe del coinvolgimento del Mossad nella campagna di attentati che ha decimato l'élite scientifica iraniana tra il 2007 e il 2012, ma solo supposizioni più o meno fondate, basate anche sulla metodologia degli attacchi e su taluni significativi precedenti storici. E' evidente tuttavia, come la corsa iraniana all'atomica sia vista con preoccupazione sia dalle monarchie sunnite del Golfo, sia da tutti i paesi occidentali e come non siano poi da sottovalutare nè l'opposizione armata dei gruppi antiregime, nè la possibilità di regolamenti di conti interni al regime medesimo. A tutt'oggi, comunque, non è emersa alcuna "pistola fumante" che possa valere come prova inconfutabile in un senso o nell'altro.
In ogni caso sarebbero almeno cinque i ricercatori iraniani rimasti uccisi in attentati o coinvolti in episodi oscuri nel corso degli ultimi cinque anni:
 
- Ardeshir Hosseinpour, ricercatore presso la centrale di Isfahan, ucciso nel 2007 per "soffocamento da gas";
- Shahram Amiri, fisico nucleare impiegato all'impianto di arricchimento di Natanz, scomparso durante un pellegrinaggio alla Mecca nel maggio 2009, riapparso negli Stati Uniti e quindi rientrato in Iran nel luglio 2010. Nuovamente scomparso da allora;
- Massoud Ali Mohammadi, professore di fisica nucleare all'università di Teheran, ucciso da una bomba a controllo remoto il 12 gennaio 2010;
- Majid Shahriari, ricercatore di fisica nucleare presso l'università di Teheran, rimasto ucciso il 29 novembre 2010 da una bomba lanciata nella sua auto da attentatori poi fuggiti in motocicletta;
- Darioush Rezaeinejad, ricercatore di ingegneria elettronica su componenti utilizzabili su armi nucleari, ucciso nel luglio 2011 da un gruppo di fuoco poi fuggito in motocicletta 
- Mostafa Ahmadi Roshan, vicedirettore dell'impianto di arricchimento di Natanz, ucciso l'11 gennaio 2012 da una bomba magnetica piazzata sulla sua auto, fatta espoldere con un comando a distanza.
 
Apparentemente l'attentato contro Roshan avrebbe indotto il premier israeliano Netanyahu a sospendere temporaneamente le operazioni iraniane del Kidon: questa almeno è la tesi di alcuni osservatori occidentali. Le ragioni di tale scelta sarebbero essenzialmente due: da una parte vi sarebbe infatti la scoperta, da parte dei servizi segreti iraniani di una cellula locale collegata al Mossad, formata da oppositori del regime coinvolti con l'attentato a Rosham, uno dei quali arrestato e quindi giustiziato il 15 maggio 2012 dopo aver presuntivamente confessato la sua collaborazione con il Mossad. Dall'altro lato vi sarebbero stati invece i buoni risultati ottenuti dalla cyberguerra lanciata dall'Unità 8200 contro i sistemi informatici iraniani: un arma silenziosa e assai meno invasiva di ogni possibile operazione Kidon, ma estremamente efficace ed in grado di provocare danni eguali, se non addirittura maggiori, quasi senza rischio di lasciare "impronte digitali" sul luogo del delitto.
Allo stato attuale delle cose non è dato sapere quale sia la configurazione corrente delle unità Kidon nè se vi possano ancora essere scenari tattici nei quali sia considerato remunerativo - nel bilancio costi/benefici precedente ad ogni azione - l'intervento di gruppi di fuoco al posto degli attacchi tecnologici con droni o altri sistemi: e questo anche alla luce degli effetti collaterali legati all'ultima azione extra-giudiziaria attribuita con certezza al Kidon, vale a dire l'operazione a Dubai contro Mahmud Al-Mabhuh, conclusosi con l'uccisione dell'obiettivo ma con il rocambolesco disvelamento - da parte di alcune telecamere indiscrete - del gruppo di agenti responsabili della sua eliminazione, dileguatisi dopo l'omicidio ma riconosciuti dalla polizia di Dubai quali possessori di passaporti tecnicamente autentici, ancorchè ottenuti con mezzi illeciti in una mezza dozzina di paesi occidentali; il tutto con pesanti ricadute diplomatiche internazionali e pubbliche accuse al governo israeliano (si veda il filmato nella sezione video).
In tal senso, per via dei numerosi vantaggi offerti dalla tecnologia è probabile che in futuro possano prevalere soluzioni più sofisticate e meno compromettenti nell'esecuzione dei targeted killings, con conseguente impiego diretto dell'elemento umano solo in quei casi particolari o strettamente necessari. Dopodichè sarà solo la cronaca a poter suggerire, tra le consuete inevitabili illazioni variamente motivate, l'utilizzo reiterato o meno delle unità Kidon nelle esecuzioni extra-giudiziarie portate a termine dal Mossad contro i nemici di Israele.
 
 
(1) Verdetto della Corte Suprema israeliana del 14 dicembre 1006: "Non si può stabilire in anticipo che tutti gli omicidi selettivi sono contrari al diritto internazionale. Al tempo stesso, non è possibile affermare che tutte le eliminazioni di questo tipo sono comunque in armonia con il diritto internazionale. La loro legittimità va pertanto esaminata in ogni singolo caso".
(2) In origine la divisione "Metsada" sarebbe stata nota come "Caesarea" mentre dopo il 1984, a seguito dello smarrimento di una lista di codici, sarebbe stata ribattezzata "Komemiute". In realtà, a tutt'oggi, il termine "Caesarea" risulta essere quello più utilizzato dagli osservatori internazionali, sebbene, probabilmente, non sia quello ufficiale attribuito al reparto. Ovviamente, la divisione "Metsada" del Mossad non ha nulla a che fare l'Unità Metsada  dell'Israeli Prison Service, già analizzata in un precedente articolo ed incaricata di compiti del tutto differenti.
 

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