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PALSAR GIVATI:
la daga e la volpe
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Lo Shu'alei Shimshon (1948-1949) 
Nel tardo giugno 1948, facendo seguito al brillante comportamento dei reparti della giovane 5a brigata "Givati" negli aspri combattimenti difensivi contro le forze egiziane che provenienti da Gaza avevano tentato inutilmente di aprirsi la strada verso Tel Aviv, il Capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano, Ya'akov Dori, decise di migliorare le capacità combattive della brigata, rifornendola dei nuovi equipaggiamenti americani giunti in Israele approfittando della tregua imposta dall'ONU.
A ricevere una parte di questi rifornimenti fu il 54° battaglione della "Givati" che potè così costituire, con un adeguato nucleo di jeeps armate di mitragliatrici, una compagnia da ricognizione adatta a muoversi nel deserto ed in grado di colpire il nemico con rapide puntate offensive, alla maniera dei LRDG britannici del Cap. David Stirling durante la Seconda Guerra Mondiale in Nordafrica.
Tale compagnia fu ben presto soprannominata "le volpi di Sansone" o "Shu'alei Shimshon", mutuando il titolo dal resoconto di una vittoriosa battaglia biblica combattuta dalle schiere di Sansone contro quelle dei Filistei.
Nel prosieguo della guerra di indipendenza (luglio 1948 - marzo 1949) lo Shu'alei Shimshon - oramai reparto di élite secondo per anzianità solo ai commando navali S-13 originati dai Palyam dell'Haganah, costituiti fin dal 1941 - prese parte ad una lunga serie di combattimenti nelle assonnate retrovie egiziane, di fatto lasciate alla mercè di devastanti incursioni condotte a tutta velocità lungo le dune del Negev, dietro alle quali, simili a fantasmi, caroselli di jeeps pesantemente armate apparivano e scomparivano verso le prime luci dell'alba.
Secondo le valutazioni post-belliche, sarebbero state proprio le spericolate incursioni delle Volpi di Sansone, unitamente alle operazioni attorno a Gaza e Beersheba della 12a brigata "Negev" del Palmach e delle altre unità IDF (Operazione Yoav - 15-22 ottobre 1948), a ristabilire l'equilibrio lungo il fronte meridionale di Israele, costringendo infine gli egiziani ad una ritirata nel Sinai.
Paradossalmente, il successo ottenuto durante la guerra di indipendenza segnò allo stesso tempo l'apogeo e l'inizio del declino per la brigata Givati, che a seguito della generale ristrutturazione post-bellica dell'esercito israeliano, venne smantellata, posta in riserva ed infine definitivamente disciolta entro il 1956 (1).
La stessa sorte fu riservata allo Shu'alei Shimshon ed agli altri reparti ancillari della brigata, che in tal modo vide chiudersi, in maniera piuttosto anonima per una unità presente fin dai tardi anni Trenta nell'ordine di battaglia dell'Haganah, una storia militare destinata a riaprirsi circa trenta anni più tardi.
 
Il Sayeret Shaked (1955-1983)
Il progressivo smantellamento della brigata Givati ebbe tra i suoi effetti collaterali quello di aprire un varco nel sistema difensivo israeliano del Comando Meridionale (Southern Command), attraverso il quale, provenienti dalla linea di confine del Sinai egiziano, da quella di demarcazione con la Giordania e dalla Striscia di Gaza, iniziarono ad infiltrarsi nuclei di guerriglieri arabi diretti contro i floridi insediamenti ebraici del Negev.
   givati yarkoni
 
Il Tenente Colonnello Amos Yarkoni, leggendario comandante
del Sayeret Shaked
 
 
Nel 1955 la situazione si era deteriorata al punto da indurre il Comando Meridionale israeliano a predisporre una serie di contromisure, volte a ripristinare la sicurezza dell'intera regione.
Uno dei provvedimenti adottati fu la ricostruzione, avvenuta nel 1955, di un reparto commando sulla falsariga del Shu'alei Shimshon, in grado di sorprendere e combattere i gruppi terroristici e guerriglieri con la mobilità, l'iniziativa e la potenza di fuoco, in un contesto di pattugliamenti offensivi, imboscate e perfetta conoscenza del terreno. Quale comandante di tale unità - cui venne attribuito il titolo di "Shaked" ("Mandorla", o anche "Shomrei Kav ha Darom" - "Guardiani del Confine Sud"), fu scelto il Ten.Col. Amos Yarkoni nato Khader Abd el-Maijd, ufficiale di origine beduina veterano della Haganah, distintosi durante la guerra di indipendenza in quella che era nota come Unità 300 e che in seguito sarebbe stata ribattezzata (nel 1987) battaglione "Herev": vale a dire quel reparto regolare delle IDF formato da uomini reclutati tra le minoranze etniche di Israele ed in particolare tra i drusi, i beduini e i circassi di religione musulmana.
Sotto la guida carismatica di Yarkoni lo Shaked divenne ben presto un reparto commando dalle elevate capacità combattive, in grado di contrastare con efficacia tanto i gruppi arabi guerriglieri mossi da intenti terroristici, tanto le bande di predoni e contrabbandieri che tentavano di infiltrarsi in Israele per compiere razzie o per portare a termine traffici illegali.
 
In senso generale lo Shaked rappresentava la continuità tattica ed operativa con lo Shu'alei Shimshon; tuttavia, a differenza di questo - formato esclusivamente da ebrei - comprendeva anche una buona percentuale di beduini scelti da Yarkoni tra le tribù del nord di Israele, al fine di evitare, per quanto possibile, scontri intertribali con i gruppi di predoni infiltrati provenienti dai clan meridionali. Inoltre, sebbene buona parte delle operazioni continuasse ad essere effettuata con mezzi fuoristrada ad alta mobilità, ed a volte anche a bordo di cammelli, in talune circostanze lo Shaked poteva contare sull'appoggio di elicotteri e su un moderno dispositivo di controllo e comunicazione. Infine, mentre lo Shimson era stato un reparto di brigate (della Givati nella fattispecie), lo Shaked fu subordinato direttamente al Comando Meridionale delle IDF.
Stando ai dati disponibili lo Shaked ottenne risultati operativi estremamente lusinghieri, in larga parte dovuti alle capacità di cercapiste dei soldati beduini oltre che alla leadership di Yarkoni, che dopo un periodo di convalescenza da ferita tra il 1960 e il 1961, fu nuovamente in grado di riprendere il comando dell'unità.
Nel 1967, durante la guerra dei Sei Giorni, lo Shaked fu suddiviso in nuclei assegnati come scout alle brigate israeliane in avanzata verso il Canale di Suez, mentre negli anni successivi, durante la cosiddetta "guerra di attrito" con l'Egitto (1968-1970), i suoi reparti furono i primi ad ingaggiare nuclei di commandos egiziani provenienti dalla sponda africana del canale, così come gruppi di guerriglieri palestinesi provenienti dalla frontiera giordana attraverso lo Wadi Araba. In tale periodo, per via della sua elevata mobilità tattica, lo Shaked divenne uno degli assetti del Comando Meridionale IDF, immediatamente impiegabili su allarme.
Il successivo impiego dello Shaked avvenne a Gaza tra il 1970 ed il 1972, nel corso di una campagna volta a sradicare i gruppi terroristici palestinesi impegnati a colpire gli insediamenti israeliani al di là della frontiera. In questo caso le operazioni furono attuate in collaborazione con altri reparti delle IDF tra cui il Sayeret Rimon, un'unità Mist'aravim costituita nel 1971 allo scopo di attuare operazioni operazioni clandestine tra cui sabotaggi, rapimenti ed omicidi mirati. Il risultato della campagna fu estremamente positivo, tanto che nel 1973 la minaccia terroristica proveniente da Gaza era stata di fatto annullata.
La guerra dello Yom Kippur dell'ottobre 1973 vide lo Shaked dispiegato inizialmente come unità di contenimento sul fronte egiziano salvo poi, nella seconda fase del conflitto, prendere parte alla controffensiva israeliana in direzione del Canale di Suez, sotto il diretto comando di Ariel Sharon. In particolare un nucleo tattico dello Shaked, denominato Koah Patzi, formato da una dozzina di ufficiali, riuscì a respingere un'attacco eliportato egiziano volto ad impedire l'approccio israeliano al canale. Nel corso del combattimento, avvenuto il 13 ottobre, furono abbattuti diversi elicotteri e messi fuori combattimento circa 70 commandos egiziani, mentre altri furono fatti prigionieri. Tale successo tattico aprì di fatto la strada di Suez e consentì l'attraversamento del canale alle truppe di Sharon in prossimità di Ismailia (15 ottobre), mentre ancora infuriavano duri combattimenti sulla sponda orientale, in un'area denominata "fattoria cinese", a nord dei Laghi Amari (15-18 ottobre 1973); in questo settore venne pesantemente impegnato anche lo Sayeret Shaked, che subì complessivamente la perdita di 21 uomini.
Il cessate-il-fuoco imposto dall'ONU il 23 ottobre 1973 e la successiva pace con l'Egitto siglata a Washington il 26 marzo 1979 portarono ad una ridefinizione delle priorità nel sistema difensivo israeliano, il cui baricentro venne quindi spostato a nord verso il settore siro-libanese. Conseguentementre lo Sayeret Shaked iniziò quella lenta trasformazione che lo avrebbe portato, in pochi anni, a trasformarsi in una ordinaria unità di fanteria meccanizzata, perdendo di fatto lo status di unità d'élite che lo aveva caratterizzato fino a quel momento. Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta lo Shaked ricevette infatti aliquote di personale provenienti dai reparti paracadutisti, nonchè ruoli ed equipaggiamenti che ne ridussero la mobilità in favore della potenza di fuoco. Con tale configurazione il reparto prese parte alla seconda guerra del Libano (operazione "Pace in Galilea") ed in particolare ai combattimenti attorno al campo profughi palestinese di Ail al-Hilweh, a sud di Sidone, che pesantemente fortificato e tenuto dalle milizie di Fatah, venne infine espugnato dopo una prolungata battaglia: ultimo impiego operativo, per il Sayeret Shaked, prima del suo scioglimento, avvenuto nel 1983 nel contesto della riattivazione della brigata Givati.
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Pattuglia motorizzata del Sayeret Shaked: le jeeps, nel deserto si rivelarono
per molti decenni un veicolo prezioso ed insostituibile

 

 

Il  Sayeret Givati (1983-2013)
Nel 1982 durante l'operazione "Pace in Galilea", volta a sconfiggere i gruppi armati palestinesi che avevano trasformato il Libano in una base dalla quale lanciare attacchi terroristici contro gli insediamenti settentrionali di Israele, apparve subito manifesta, al comando centrale delle IDF, la carenza di un reparto idoneo a condurre operazioni anfibie. Lo sbarco di Sidone, portato a termine dalla brigata T'zanhanim tra il 6 ed il 7 giugno 1982 si era concluso infatti con un brillante successo - anche grazie alla scarsa resistenza palestinese - ma aveva anche dimostrato, per via di numerosi inconvenienti, quanto l'impiego dei paracadutisti in un ambiente così estraneo, potesse essere considerato del tutto eccezionale. Pertanto, nelle settimane successive furono poste allo studio soluzioni atte a colmare tale
   givati shaked
  Militare beduino del Sayeret Shaked
lacuna.
La soluzione adottata fu la riattivazione della brigata Givati, che fu quindi elevata da unità di riserva al rango di unità regolare specializzata in operazioni anfibie. Scopo di tale operazione era di dotare le forze di terra un assetto meccanizzato sufficientemente pesante, in grado di agire offensivamente nella fascia costiera anche contro forze nemiche bene equipaggiate ed assestate: un ruolo che, per forza di cose, unità più leggere quali i paracadutisti, non erano in grado di svolgere al meglio, se non in condizione particolarmente favorevoli.
Conseguentemente, il 13 giugno 1983 venne ufficialmente ricostituita, con il numero ordinale 84, la brigata di fanteria Givati, attorno ad un nucleo iniziale formato da due battaglioni meccanizzati: il 47° "T'zabar" (2) ed il 35° "Shaked", quest'ultimo ottenuto dalla riconversione di quanto era rimasto del reparto commando Sayeret Shaked, ora dotato di mezzi cingolati e delle caratteristiche proprie di una unità meccanizzate ordinaria. A tali reparti si aggiunse poi, nel 1984, il 54° battaglione "Rotem", seguito da una compagnia controcarro (Orev - Palnat), da una compagnia trasmissioni (Palhick) e da una compagnia del genio (Palhan), le quali si unirono agli organici della brigata entro il 1985.
Secondo la prassi tuttora in uso nelle forze di terra israeliane, la nuova Givati fu quindi dotata - al pari di tutte le altre brigate di fanteria - di una propria compagnia da ricognizione denominata Plugat Siyur (Palsar), formata con elementi selezionati tratti dai ranghi della brigata stessa; tale compagnia venne costituita nel 1983 ed assunse il titolo di Palsar 435 Givati: denominazione ben presto sostituita, nella prassi, da quella più familiare di Sayeret Givati.
Evidentemente, il Sayeret Givati si poneva nella scia dei precedenti Shu'alei Shimshon e Sayeret Shaked, dei quali costituiva una sorta di continuità ideale, rafforzata dall'attribuzione all'intera brigata Givati, di un peculiare basco viola (1986), nonchè dalla concessione di uno specifico emblema di compagnia arricchito della tradizionale volpe rossa di Sansone: il tutto, al fine di elevare la coesione di reparto, in un contesto di esigenze tattiche mutate, dove non erano più le distese desertiche del Negev a fare da scenario, bensì le dune costiere del Libano e della Striscia di Gaza.
Quello che veniva infatti chiesto al Sayeret Givati non era più solo l'attuazione di ruoli scout e commando, bensì la capacità di muoversi dalla linea costiera verso l'interno, nei settori tracciati dagli incursori navali S-13 e Yaltam, identificando, ingaggiando e quindi sopprimendo, con rapide puntate offensive, eventuali centri di fuoco nemici in grado di ostacolare le successive ondate di sbarco; tutto ciò sulla base di tempistiche prestabilite studiate in coordinamento con i genieri d'assalto Palhan Givati e con tutti gli altri assetti tattici disponibili al momento (artiglierie navali, elicotteri d'attacco ecc.).
 
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  Cercapiste beduino del Sayeret Shaked impegnato a seguire delle tracce
Operativamente, dopo la sua riattivazione, il Sayeret Givati venne utilizzato - così come il resto della sua brigata - tendenzialmente in ruoli difensivi di routine lungo il confine con il Libano (Linea Blu), in un lungo susseguirsi di pattugliamenti, imboscate ed improvvisi scontri a fuoco con i gruppi Hezbollah che tentavano di infiltrarsi in Israele allo scopo di perpetrare attentati ed attacchi contro gli insediamenti civili ebraici dell'alta Galilea: un ruolo questo, piuttosto lontano dall'ambito operativo per il quale il Sayeret Givati e la relativa brigata erano stati costituiti e che strideva in confronto alle azioni offensive che impegnavano invece regolarmente, i più rodati reparti da ricognizione delle altre brigate presenti nella zona, vale a dire il Palsar Golani ed il Palsar T'zanhanim.
Tale situazione si protrasse fino al 19 aprile 1990, quando finalmente anche al Sayeret Givati fu concessa l'opportunità di condurre un'operazione offensiva al di là del confine libanese. L'incursione, del tipo search-and-destroy, aveva lo scopo di scuotere il senso di impunità di Hezbollah, al sicuro nel suo "santuario" libanese, attraverso la distruzione di una delle sue basi operative: obiettivo che fu raggiunto con l'uccisione di una mezza dozzina di terroristi sorpresi in possesso di esplosivo e con il successivo rientro, alla sua base di partenza del Sayeret Givati.
Con questa operazione, protrattasi per circa 16 ore, il Sayeret Givati ebbe il suo vero "battesimo di fuoco", nonchè lo status di unità d'élite, così come formalmente riconosciuto dal Maggior Generale Yossi Peled, comandante del Comando Settentrionale, durante il suo discorso di ringraziamento agli uomini del reparto per il successo ottenuto. E non è un caso, quindi il nomignolo di "diavoli dal berretto viola" affibbiato da Hezbollah ai soldati della compagnia da ricognizione Sayeret Givati.
 
Organizzazione e addestramento
Dislocato in un settore della base militare Mishmar Ha' Negev, altrimenti nota come Camp Yarkoni, sede della brigata Givati a nord-ovest di Beersheba il Palsar Givati è stato sottoposto, in tempi recenti ad una parziale ristrutturazione, al fine di migliorarne le capacità operative e di coordinamento sul campo. In effetti, con il passare degli anni i requisiti che avevano portato alla costituzione della brigata, vale a dire le capacità di intervento anfibio, sono via via venuti meno ed è invece aumentata la necessità di reparti leggeri in grado di condurre operazioni rapide ed efficaci in un contesto di guerra asimmetrica ad alta intensità, come quella combattuta in Libano nel 2006.
Pertanto, così come avvenuto nelle altre brigate di fanteria, è stato effettuato l'accorpamento delle compagnie da ricognizione, genio e controcarro, entro un battaglione di élite denominato Yachsar 846 (Yechidat Syur). A loro volta i tre battaglioni meccanizzati della Golani risulta siano stati rinumerati, tanto che allo stato attuale delle cose la brigata avrebbe assunto la seguente configurazione:
 
- Comando 84a brigata di fanteria "Givati" 
- Compagnia trasmissioni "Maor" (Palhick Givati)
- 424° Battaglione Fanteria "Shaked"
- 432° Battaglione Fanteria "Tzabar"
- 435° Battaglione Fanteria "Rotem"
 
- 846° Battaglione da ricognizione "Shu'alei Shimshon" (Yachsar 846)
-- compagnia da ricognizione Plugat Syur (Palsar 435, ovvero Sayeret Givati)
-- compagnia controcarro Plugat Neged Tankim "Dikla" (Palnat Givati)
-- compagnia genio Plugat Heil Handasa "Dolev"  (Palhan Givati).
 
Per quanto riguarda la formazione del personale candidato al battaglione da ricognizione e selezionato attraverso un Gibush, risulta una fase addestrativa della durata di 20 mesi, suddivisa nei seguenti corsi:
- addestramento basico ed avanzato per unità di fanteria presso la scuola della Givato di Camp Yarkoni (sei mesi);
- corso di pattugliamento;
- corso antiterrorismo;
- corso di paracadutismo;
- corso di cammuffamento;
- corso di navigazione terrestre
- corso di guida su veicoli fuoristrada
- corso per comandanti di compagnia (riservato agli aspiranti ufficiali);
 
Relativamente alle attività operative nel 2004 l'846° Shu'alei Shimshon, impegnato attorno a Gaza ottenne una citazione al merito per aver proceduto alla distruzione di numerosi tunnel clandestini attorno a Rafah, utilizzati da Hamas per ogni genere di traffici, mentre in tempi più recenti si ha notizia dell'impiego dello Yachsar 846 (Ten.Col. Gur Schreibmann) nel corso dell'operazione "piombo fuso" contro Gaza del dicembre 2008/gennaio 2009.
  
 
(1) Al termine della guerra di indipendenza la 5a Givati fu scissa in due brigate separate: la 17a brigata di fanteria che divenne una unità di riserva e la brigata regolare Givati che mantenne il suo titolo. Successivamente nell'estate 1956, alla vigilia della guerra di Suez, la brigata regolare fu definitivamente disciolta ed il titolo onorifico "Givati" trasferito alla 17a brigata di riserva, che prese parte a tutte le successive guerre arabo-israeliane (di Suez 1956/57, dei Sei Giorni 1967 e del Kippur 1973).
(2) Il 47° Battaglione Meccanizzato "T'zabar" delle IDF non ha ovviamente nulla a che vedere con la compagnia Yamag "T'zabar" della Guardia di frontiera, oggetto di uno specifico articolo: si veda "Yamag, anti-terrorismo e pronto impiego" (in preparazione). .
 

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