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BDU - Bomb Disposal Units:
the hurt lockers
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Gerusalemme, 9 agosto 2001, ore 14:00
La pizzeria era affollata di famiglie in quel vivace giovedi di agosto, gente intenta a consumare un pasto. I pareri erano concordi: da Sbarro,a Gerusalemme, si mangiava bene e per questo, nel locale, non sempre si trovava posto, specialmente nella sala al primo piano, quella che dava sulle vetrate che si affacciavano su via King George V, nel cuore della città, presso uno degli incroci stradali più trafficati. La gente era molta anche sul marciapiede ed in gran numero attendeva la luce verde del semaforo, per poter attraversare la strada. C'erano turisti ed anche molti bambini. La pizza di solito piace ai bambini, ed anche per questo, loro, avevano scelto quel posto: il posto ed il momento giusto.
Nessuno, probabilmente, aveva fatto caso a due giovani, un uomo ed una donna giunti separatamente. Lei era rimasta qualche minuto sul marciapiede, aspettando chissà cosa. Poi, senza voltarsi indietro, si era allontanata sorridendo, vedendolo arrivare, mentre lui entrava nella pizzeria, giusto il tempo di fare pochi passi oltre l'ingresso, il più vicino possibile alle famiglie sedute attorno ai tavolini.
L'esplosione era stata terribile: un boato da stordire, una pressione da distruggere le vetrate in migliaia di schegge affilate e roventi, una bolla di calore da ustionare, con centinaia di chiodi, viti e bulloni aggiunti all'esplosivo per moltiplicarne l'effetto, per dilaniare i corpi con maggiore efficacia, per menomare, per lasciare tracce che dovevano durare tutta la vita in coloro che fossero riusciti a sopravvivere. Affinchè ricordassero per sempre. Poi il fumo, nero, acre, soffocante, il buio nel locale in pieno giorno, misto al fetore della carne umana bruciata. E quindi l'acqua, dall'impianto antincendio, dalle tubature scoppiate, quasi un velo pietoso a lavare il sangue sparso ovunque sul pavimento. E sopra a tutto il  silenzio, dopo l'esplosione, un breve istante di tempo bloccato a mezz'aria, come ripiegato su sè stesso, come a voler cercare di riavvolgere il nastro dei secondi, spostando all'indietro le lancette e tenendole poi ferme un maledetto minuto prima...
E dopo il silenzio le urla dei sopravvissuti, i pianti dei feriti, i gemiti dei morenti. Qualche sirena in lontananza, progressivamente più vicina. Poi voci sulla strada via via più concitate, tra le ombre di coloro che dall'ingresso divelto e dalle vetrine sfondate, barcollando riemergevano dal buio.
Pizzeria Sbarro, Gerusalemme, attentato suicida rivendicato da Hamas. Bilancio finale, 15 morti e 130 feriti.
 
La polizia nazionale israeliana: lineamenti generali
L'attentato alla pizzeria Sbarro è stato il 29° attacco terroristico suicida contro obiettivi civili israeliani dall'inizio della seconda intifada (settembre 2000) e più precisamente il 24° effettuato nel 2001, per un totale, fino a quel momento, di 58 morti e decine di feriti. Molti altri (16 attacchi, 33 morti) seguirono nella seconda metà del 2001 e più ancora in quel terribile 2002 (47 attacchi, 238 morti) che doveva segnare l'apice dell'ondata di violenza scatenata da Hamas e dalla Jihad islamica; un'ondata che solo la prevenzione, le operazioni militari in Cisgiordania (ad esempio l'operazione Defensive Shield dell'aprile 2002) e la costruzione del muro di separazione riuscirono via via ad inaridire fino ad estinguerla del tutto nel 2012, anno in cui, per la prima volta, non sono stati registrati caduti di civili israeliani per causa di attentati terroristici.
Questo risultato, che nel luglio 2001 era tutto da conquistare, venne ottenuto grazie ad una serie di contromisure sia attive che passive, tra cui l'integrazione ad ogni livello delle forze militari, di sicurezza e di intelligence, all'ossessiva attenzione trasmessa anche ai civili, verso ogni situazione anomala, all'accurata predisposizione di misure preventive, di contenimento e di riduzione del danno organizzate a cerchi concentrici, al rafforzamento dei reparti antiterrorismo già esistenti e alla conversione a ruoli CT dei reparti di élite fino a quel momento rimasti ai margini del problema, all'adozione di tattiche non-convenzionali per la neutralizzazione delle cellule terroristiche o di singoli elementi ritenuti pericolosi, e così via.
Ovviamente - in quanto parte delle forze di sicurezza - la polizia nazionale israeliana (Israeli National Police - INP) fu chiamata massicciamente in campo, sia attivamente con i propri agenti e reparti di pronto intervento (Yasam) sparsi sul territorio, sia passivamente con i nuclei artificieri ed anti-bomba (BDU) a disposizione dei vari comandi distrettuali e sub-distrettuali della INP, la cui struttura andremo ora a delineare, sia pure sommariamente.
Formalmente denominata Mishteret Yisrael, la polizia nazionale israeliana è un organismo dipendente direttamente dal Ministero della Pubblica Sicurezza, incaricato della prevenzione e della persecuzione del crimine a livello nazionale, sulla base delle leggi emanate dall'autorità politica. A tal fine la INP dipende da un Ispettore Generale incaricato di recepire, dall'ambito ministeriale, le linee-guida istituzionali, politiche, finanziarie ed operative, oltre che di fungere da raccordo tra il potere politico e quello esecutivo.
Dall'Ispettore Generale dipende il Comando Nazionale di Polizia (Mateh Ha'Artzi) con sede a Gerusalemme, che rappresenta l'organismo centrale della polizia israeliana responsabile della gestione operativa di uomini, attività e strutture, attraverso otto dipartimenti tecnici: Investigazioni e lotta al crimine, Intelligence, Operazioni e Sicurezza, Risorse Umane, Traffico, Comunità e Guardia Civile, Supporto Logistico, Organizzazione e Pianificazione. A questi si aggiungono poi un certo numero di altri uffici e nuclei competenti su specifiche materie burocratico-amministrative, dipendenti direttamente dall'ufficio dell'Ispettore Generale. Secondo quanto risulta dai dati disponibili, non del tutto confermati, dal dipartimento Operazioni e Sicurezza dipendono due importanti assetti "speciali" della INP, vale a dire la divisione antisommossa Yasam e la divisione artificieri (Bomb Disposal Division - BDD).
Dal punto di vista operativo, la INP è organizzata in sei comandi territoriali regionali denominati Machoz (Distretto) diretti da un Comandante Dstrettuale nel grado di Maggior Generale, a loro volta suddivisi attualmente in diversi sub-distretti (Merchav); questi ultimi esercitano la loro autorità su gruppi variabili di comandi urbani, presenti nelle località principali. Vi sono inoltre comandi urbani autonomi di polizia che riferiscono direttamente al rispettivo Machoz, senza passare da alcun Merchav. Allo stato attuale delle cose, la struttura sarebbe la seguente (*):
 
- Distretto settentionale (Haifa), con due sub-distretti (Galil-Acri e Valli-Afula)   
- Distretto centrale (Ramle), con un sub-distretto (Sharon-Kfar Sava)
- Distretto meridionale (Beersheva), con tre sub-distretti (Eilat, Lachish-Ashkelon e Negev-Beersheva)
- Distretto di Tel Aviv (Tel Aviv), con quattro sub-distretti (Ayalon-Holon, Dan, Yarkon e Yiftach)
- Distretto di Gerusalemme (Gerusalemme), con tre sub-distretti (David, Moriah, Zion)
- Distretto di Giudea e Samaria - Shai (Cisgiordania), con due sub-distretti (Hebron e Sameria-Ariel)
 
Complessivamente, sarebbero 76 i comandi urbani della INP inglobati nei sub-distretti, oppure dipendenti direttamente da un Machoz. In linea di massima ogni comando urbano è responsabile di una specifica località, fatte salve le città principali - segnatamente Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa - che dispongono ciascuna, di un numero variabile di comandi (da due a quattro).
Dal punto di vista funzionale, tanto i Machoz quanto i Merchav, riflettono in scala ridotta l'organizzazione interna del comando nazionale di Gerusalemme, con i dipartimenti e uffici locali collegati in via gerarchica ai corrispondenti dipartimenti e uffici centrali. Oltre a ciò, ogni comando distrettuale o sub-distrettuale disporrebbe, per le proprie esigenze operative, di un reparto della divisione antisommossa Yasam (Unità Pattugliamento Speciale), di un reparto del Dipartimento Intelligence (tendenzialmente operazioni sotto copertura), nonchè di una propria unità artificieri (Bomb Disposal Unit - BDU).
 
La Bomb Disposal Division della polizia israeliana
Nel 1975, di fronte all'acuirsi della minaccia di attentati perpetrata dai gruppi terroristici palestinesi fu presa la decisione di costituire, nell'ambito del Comando Nazionale di Polizia una nuova divisione operativa capace di portare a termine operazioni di trattamento, disinnesco e rimozione di ordigni esplosivi, di fatto sostituendosi agli artificieri dell'esercito utilizzati fino a quel momento. Nacque così la Bomb Disposal Division, quale sezione dell'allora Dipartimento Operazioni del CNP, con competenza nell'ambito di eventi sia criminali che terroristici; ad essa furono ben presto abbinati una scuola artificieri (Bomb Disposal Training School), nonchè un gruppo di laboratori per l'analisi degli espolosivi e degli ordigni collegati con il Dipartimento Investigazioni dello stesso CNP. Inoltre, in tempi recenti, si è aggiunta alla divisione una sub-sezione denominata Revidim, incaricata del disinnesco di ordigni esplosivi non convenzionali
Nel corso degli anni la struttura interna del CNP è stata modificata e riorganizzata, con accorpamenti e scissioni di dipartimenti e divisioni, senza che tuttavia alterarne la sostanza: attualmente infatti, la Bomb Disposal Division è parte del Dipartimento Operazioni e Sicurezza e rappresenta uno degli assetti principali della polizia israeliana.
L'importanta della BDD è infatti testimoniata dal numero di interventi effettuati ogni anno dai suoi operatori, saliti fino ad un picco di circa 80.000 nei periodi più "caldi" della seconda intifada e quindi stabilizzatisi sui 50.000 nelle fasi più calme. Ovviamente, solo una minima parte di queste chiamate si rivelano essere allarmi positivi (circa l'1%), derivati cioè da ordigni esplodenti o incendiari: tuttavia, nello scenario israeliano la minaccia rimane costante e la probabilità di intervento pressochè giornaliera.
Tale mole di lavoro e l'esperienza conseguentemente accumulata ha portato gli operatori della Bomb Disposal Division della polizia israeliana - denominati Hablanim - ad essere tra i più quotati al mondo, sia per capacità individuali ed operative, che per la dotazione di materiali ed equipaggiamenti. A tal fine la Bomb Disposal Training School di Gerusalemme - diretta dal 1996 al 1999 da Michael Cardash -  è frequentata da allievi di diversi paesi occidentali amici di Israele, in uno scambio continuo di esperienze e di tecniche.
Una sezione molto particolare della BDU è la squadra Revidim, costituita nei primi anni 2000 al fine di fronteggiare emergenze derivate da ordigni chimici o batteriologici. La squadra, che dipende direttamente dal CNP era stata voluta da Nissim Levi, allora comandante della BDU ed è stata formata attorno ad un nucleo di specialisti accuratamente selezionati, scelti sulla base delle loro caratteristiche professionali, ma anche di particolari doti caratteriali e fisiche, atte a consentire l'espletamento di incarichi ad elevatissimo rischio, in condizioni di stress estremo. A tal fine, gli specialisti Revidim si esercitano quotidianamente nella manipolazione e gestione di componenti chimici e batteriologici nocivi, fronteggiando il pericolo continuo di incidenti e feriti: il tutto al fine di minimizzare i rischi di ogni possibile scenario reale, mantenendo le proprie capacità operative anche nelle peggiori condizioni. Una costante degli interventi di disinnesco di ordigni non convenzionali è infatti la presenza dell'artificiere a diretto contatto con l'oggetto: infatti, la soluzione adottata in molti casi di minacce esplosive convenzionali dalle squadre BDU - vale a dire il brillamento dell'ordigno per mezzo di robot telecomandati - non è contemplata nelle procedure Revidim, per via dell'inevitabile contaminazione ambientale derivata dal rilascio di sostanze nocive a seguito dell'esplosione. Pertanto, la neutralizzazione di ordigni non-convenzionali deve essere essere eseguita mediante il disinnesco delle sue componenti fisiche da parte di un singolo artificiere chiuso dentro una ingombrante e pesante suite di protezione NBC: un compito che richiede una assoluta padronanza di sè, accoppiata ad eccezionali capacità tecniche in una varità di scenario. In tal senso, sebbene tutto questo sia materia altamente classificata, sussistono piani di intervento negli ambienti più disparati: dai centri commerciali, alle vetture ferroviarie, ai grandi alberghi, agli ambienti affollati, così come procedure di disinnesco e contenimento del danno in una moltitudine di situazioni operative, quali ad esempio la diffusione di sostanze nocive per mezzo di sistemi di condizionamento dell'aria in edifici pubblici o a seguito di attacchi terroristici a treni o veicoli trasportanti sostanze chimiche industriali. 
Fino ad ora, fortunatamente, non si sono verificati casi reali di attachi non-convenzionali contro obiettivi israeliani: tuttavia l'esempio non lontano della metropolitana di Tokio ed il possibile trasferimento di sostanze nocive dagli arsenali di nazioni mediorientali afflitte da problemi interni (come la Siria) a gruppi terroristici nemici di Israele, rende tale minaccia oltremodo concreta.
 
Se la BDD è il centro nevralgico delle risorse antibomba della polizia israeliana, ad essere protagoniste sul campo sono invece le Bomb Disposal Units - BDU, vale a dire le squadre artificieri decentrate a livello locale. Sia l'esatto numero che la composizione di tali squadre sono dati riservati: si sa tuttavia che almeno una BDU è presente a livello distrettuale e sub-distrettuale per un totale probabile di una ventina di squadre; è tuttavia plausibile che ulteriori nuclei siano presenti anche in altre località importanti o remote, quali ad esempio Rehovot, Netanya, Ashdod, ecc.
 
Le Bomb Disposal Units: attività e formazione
A differenza dei Revidim, perennemente in stand-by, ma di fatto mai chiamati a confrontarsi con una minaccia concreta, gli Hablanim hanno nell'attività sul campo la loro routine quotidiana, con punte toccate nel passato di 80-100.000 chiamate all'anno: un livello raggiunto soprattutto grazie alla maniacale attenzione riservata dai comuni cittadini ad ogni dettaglio sospetto, sia esso una borsa abbandonata in un angolo oppure un pacco depositato in un cestino di rifiuti, un'autovettura parcheggiata o abbandonata in modo e luogo sospetti, oppure una persona considerata "fuori posto" per abbigliamento o atteggiamento.
Uno qualsiasi di tali indizi può determinare un allarme bomba, prontamente seguito dall'intervento della BDU più vicina al luogo della segnalazione, cui vanno sommati i pattugliamenti continui da parte delle forze di sicurezza, che possono portare ad ulteriori chiamate: è stato calcolato ad esempio, un totale di ben 400.000 servizi di pattugliamento effettuati sole squadre BDU nel 1993, anno che ha visto il verificarsi di ben 50.000 segnalazioni da parte dei cittadini.
Un simile livello di attenzione, agli occhi un un qualunque osservatore occidentale può apparire probabilmente eccessivo, se non addirittura frutto di paranoia ossessiva: tuttavia, non bisogna dimenticare la particolarità della situazione israeliana, segnata da oltre 3.000 morti per terrorismo tra il 1948 e l'aprile 2013 (ratio di 46,8/anno), che se da un lato ha prodotto un innaturale innalzamento della soglia di attenzione individuale, dall'altro lato ha certamente contribuito a complicare l'opera degli attentatori, salvando probabilmente delle vite. Naturalmente, la partecipazione dei cittadini alla sicurezza comune non solo è bene accetta dalle autorità di polizia ma è addirittura sollecitata, attraverso speciali programmi educativi nelle scuole e nei centri di aggregamento, attraverso i quali viene sistematicamente inculcata la cultura della prevenzione nei confronti di qualsiasi oggetto sospetto, sufficientemente capace di contenere esplosivo. Appositi documentari prodotti dalla INP vengono poi trasmessi regolarmente dalle televisioni israeliane e si associano ai continui avvisi di sicurezza inviati ai cittadini attraverso i vari mezzi di comunicazione: radio, TV, giornali, SMS ecc.
Ovviamente, se in quest'opera di prevenzione può essere utile il senso civico dei cittadini, nella fase di neutralizzazione è indispensabile l'intervento delle squadre specializzate.
Presenti in ognuno dei principali comandi di polizia a livello distrettuale e sub-distrettuale, le Bomb Disposal Units della INP sono reparti costituiti da teams di artificieri, ciascuno dei quali dotato di veicoli e attrezzature proprie e di almeno una unità robotica a controllo remoto, in grado di avvicinarsi all'obiettivo, analizzarlo visivamente, manipolarlo con gli strumenti in dotazione per poi farlo evetualmente detonare con un colpo esploso dall'arma montata sul suo braccio meccanico: il tutto guidato da un sistema a controllo remoto basato su videocamere, manovrato da un operatore posizionato a distanza di sicurezza. Relativamente alle unità robotiche si enumerano due modelli: quello leggero cingolato, denominato "Bambi", di concezione nazionale e quello pesante ruotato "Hobo" di progettazione irlandese.
Solitamente i teams di intervento delle BDU sono formati da un veicolo furgonato Savana con due operatori, vale a dire il manovratore dell'unità robotica e l'ufficiale artificiere dotato di pesanti protezioni in kevlar: quest'ultimo incaricato di intervenire una volta eseguita la detonazione a distanza dell'oggetto sospetto, al fine di provvedere al disinnesco di eventuali detriti inesplosi, ovvero di confermare il cessato allarme.
Il più delle volte la detonazione dell'oggetto lascia sul terreno residui completamente innoqui: non sono tuttavia mancati casi di malfunzionamento delle cariche esplosive, le quali devono quindi essere disinnescate a mano; in altri casi invece è necessario provvedere all'estinzione dei focolai di combustione, lasciati dalla deflagrazione di ordigni incendiari. Tra i successi ottenuti vale la pena menzionare quello del 27 agosto 2000, allorchè un team d'intervento di una BDU di Gerusalemme procedette alla neutralizzazione di un ordigno a tempo, piazzato alla fermata di un autobus e programmato per esplodere nell'ora di massimo affollamento.
L'esperienza appresa sul campo delle BDU è generalmente condivisa con gli artificieri del genio militare nonchè con gli operatori dei reparti EOD (Explosive Ordnance Disposal) in Europa e Nordamerica, attraverso relazioni incrociate proficue per tutti. In particolare si ha notizia di scambi avvenuti con gli "Hurt Lockers" dell'US-Army e dell'USMC, soprattutto per quanto riguarda l'individuazione ed il trattamento degli IED (Improvised Explosive Device), vale a dire quegli ordigni artigianali anche di elevata potenza, che dopo essere stati una minaccia mortale per le forze della coalizione lungo le strade irachene, hanno la strada di Hezbollah con la compiacenza iraniana, ed in seguito anche quella di Hamas.
Ovviamente, tutte queste precauzioni e contromisure, generalmente valide contro gli IED e le trappole esplosive, nulla possono di fatto contro gli attacchi terroristici suicidi, contro i quali le uniche risposte veramente efficaci sono e rimangono la prevenzione e l'intelligence: e non è probabilmente un caso che proprio quest'arma terribile sia stata messa in campo dal terrorismo palestinese durante i drammatici primi anni della seconda intifada (2001-2003), durante i quali neppure la pluridecennale esperienza accumulata dalle BDU in centinaia di migliaia di interventi, sembrava fosse sufficiente a garantire la sicurezza dei cittadini di Israele.
Più di recente, una volta rientrata l'ondata suicida, le unità BDU hanno visto rivitalizzato il proprio ruolo a seguito dell'apparire di nuovi fronti di minaccia: da un lato le attività delle gangs criminali di origine ex-sovietica ed est-europea importate con i nuovi flussi di immigrazione, propense a risolvere i rispettivi contrasti con metodi violenti, tra cui l'uso di auto-bombe e dall'altro il reiterato lancio da Gaza dei razzi di Hamas, verso le regioni meridionali di Israele: un lancio quantificabile in oltre 15.000 ordigni nel periodo 2001-2012, molti dei quali rimasti inesplosi con conseguente necessità di intervento delle unità artificieri di polizia ed esercito (Sayeret Yael). Tra le località maggiormente colpite ricordiamo Sderot, Ashkelon, Ashdod, Eshkol ed altre, con perdite civili quantificate in oltre 60 morti e quasi 2.000 feriti.
Durante questa emergenza, tutt'ora in corso, sono state mobilitate tutte le unità BDU dislocate nelle regioni centromeridionali di Israele, per quello che si sta rivelando come il più prolungato ciclo di impiego della divisione artificieri della INP, dalla sua formazione ad oggi.
In tempi recenti, la BDD ha immesso in servizio la sua prima donna-artificiere, diplomatasi dopo il corso addestrativo ed aggregata alla BDU di Tel Aviv/Yiftach.
Vi è poi un terzo ruolo, oltre ai pattugliamenti preventivi ed alle operazioni di disinnesco, nel quale sono chiamate ad agire le unità BDU, vale a dire l'analisi post-detonazione sui residui dell'ordigno, attuata in collaborazione con i laboratori della BDD di Gerusalemme, al fine di stabilirne la struttura generale e il tipo di esplosivo utilizzato: vere e proprie "firme" atte ad identificare mandanti e progettisti dell'attentato, in vista delle inevitabili conseguenze. Infatti, al di là della prevenzione, delle contromisure e della limitazione del danno, esistono due ulteriori variabili che possono contribuire a frenare il terrorista dal compiere la sua azione criminale: la consapevolezza che da quel momento in poi rimarrà per sempre nel mirino di Israele e le conseguenze negative che ricadranno sulla sua stessa famiglia in termini di abitazione demolita e olivi sradicati; una misura tuttora controversa e di non confermata efficacia, ma infinitamente meno inumana della morte di civili inermi alla fermata di un autobus o ai tavolini di una pizzeria.
 
 
 
 
(*) Quella esposta nel corpo dell'articolo è la situazione attuale, ricavata dall'elenco telefonico della polizia israeliana. Nel corso degli anni vi sono state diverse ristrutturazioni sia dei distretti (passati da tre a sei), sia dei sub-distretti. Ad esempio, un diagramma organizzativo datato 1977 riporta unicamente i distretti settentrionale, meridionale e Tel Aviv, con notevoli differenze nella disposizione dei sub-distretti. Negli anni successivi, dal distretto di Tel Aviv fu scorporato il distretto centrale, mentre con i territori occupati di Samaria e Giudea, fino a quel momento compresi rispettivamente nei distretti Settentrionale e Meridionale, venne costituito il distretto Shai, decurtato però di Gerusalemme, a sua volta elevata al rango di distretto.
 

 

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