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UNITA' YAMAG:
anti-terrorismo e pronto impiego
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Forte di circa 8.000 uomini, la Guardia di Frontiera israeliana (Mishmar Ha'Gvul - Magav) è un corpo armato ad ordinamento civile inquadrato nella Israeli National Police (INP), della quale costituisce di fatto la componente maggiormente militarizzata: caratteristica dovuta al suo ruolo istituzionale di protezione delle frontiere, per il quale si sono rese necessarie caratteristiche di organizzazione, preparazione, equipaggiamento e forma mentis affatto diverse da quelle proprie di un ordinario corpo di polizia civile.
Fin dall'inizio infatti, dislocata lungo confini perennemente ostili, la Magav ha dovuto adottare schemi quasi-militari calati in situazioni molto più simili a quelle di un conflitto a bassa intensità, che non a contesti di ordine pubblico dove di norma, a prevalere, sono invece le dinamiche di polizia.
Oltretutto, con il passare degli anni la Magav ha visto ampliarsi il proprio ruolo, fino ad includere capacità investigative autonome, oltre che ruoli di antiterrorismo e di risposta alle crisi, tanto da costituire il primo cerchio di difesa in aree ad elevatissima sensibilità, quali i territori occupati di Giudea e Samaria (Cisgiordania). Conseguentemente, capacità di antiterrorismo (CT), riot control (RC), recupero ostaggi (HR), combattimenti a bassa intensità (LIC), guerra non convenzionale (UW), tecniche SWAT e di combattimento ravvicinato (CQB), sono entrate a far parte del bagaglio professionale di molti Magavnikim, differenziando sempre di più la Guardia di Frontiera dalla comune polizia civile. 
In tal senso, la Magav si è dotata via via di assetti operativi tattici in grado di affrontare tale vasto spettro di minacce, attraverso la formazione di reparti speciali e specializzati: dall'Unità Yamam (CT, HR, CQB), all'Unità Yamas (UW), all'Unità Matilan (CT-Recon). Il tutto, senza dimenticare il dipartimento investigativo centrale della Guardia di frontiera, vale a dire l'Unità Shahar 101, che suddivisa in sub-dipartimenti assegnati ai vari distretti Magav, ha il ruolo di condurre indagini in ambito criminale, in particolare nell'antidroga e con ricadute pressochè inevitabili nell'antiterrorismo.
Mancava, a questo punto, un reparto SWAT in grado di agire sia come first responder in caso di crisi, sia di operare in quei contesti LIC dove si rende necessaria una presenza "muscolare" in funzioni RC.
Tali esigenze furono sintetizzate a partire dal luglio 1998, nella nascita delle "Unità tattiche antiterrorismo ed anticrimine di pronto impiego" conosciute come Yamag e concepite fin dall'inizio come distaccamenti distrettuali in grado di intervenire entro la propria giurisdizione con la massima rapidità, in ogni circostanza tattica e con capacità operative superiori a quelle mediamente attribuibili ai reparti ordinari della Guardia di frontiera o della INP.
Per certi versi paragonabili ai distaccamenti anti-riot Yasam della INP, le unità Yamag condividono con tali reparti alcuni ruoli antisommossa, nonchè la capacità di intervento rapido, ma allo stesso tempo se ne differenziano per quel maggior grado di specializzazione che le pone su un gradino superiore, appena al di sotto - in termini di capacità SWAT e CT - dell'Unità Yamam. In altri termini, così come l'Unità Yamam è il principale assetto CT del comando centrale della Guardia di frontiera per interventi ad elevata difficoltà sull'intero territorio nazionale, le unità Yamag sono gli strumenti dei comandi distrettuali Magav per operazioni di media difficoltà nell'ambito dei rispettivi distretti.
Per via delle loro funzioni e del loro incasellamento operativo, le unità Yamag hanno pochi paragoni nel pur vasto panorama delle forze speciali e di élite delle polizie occidentali in quanto non sono omologabili nè alle prime (GSG9, GIS, GIGN ecc.), nè alle seconde (gruppi SWAT), ma costituiscono un ibrido quasi a sè stante, forse assimilabile con un certo grado di approssimazione, a due unità specializzate regionali dei Carabinieri italiani: lo Squadrone eliportato cacciatori di Calabria e lo Squadrone eliportato cacciatori di Sardegna, fatta salva la destinazione di questi all'esclusivo contrasto alla criminalità organizzata, piuttosto che alla lotta al terrorismo contemplata invece tra le funzioni Yamag.
 
Lineamenti organizzativi e contesto operativo
I primi requisiti operativi legati alla nascita di reparti tattici in grado svolgere interventi d'urto in operazioni di polizia, cominciarono a delinearsi in Israele verso la metà degli anni Novanta, per via di un improvviso diffondersi della criminalità organizzata - fino a quel momento di fatto sconosciuta - correlata alle ondate migratorie provenienti dai paesi dell'Europa orientale, da poco affrancatisi dal controllo sovietico. In particolare, bande criminali legate al traffico di armi e droga videro Israele come un'ottima base dalla quale operare per ritagliarsi un ruolo nei lucrosi traffici di stupefacenti provenienti dai "santuari" libanese e afgano-pakistano, con conseguente incremento esponenziale di omicidi, violenze e rapine.
Sennonchè, la pesante ondata di attentati suicidi che scosse Israele tra il 1993 ed il 1997 (18 attacchi con 161 morti), quale "lascito" della prima intifada, indusse le autorità della Guardia di frontiera a migliorare le proprie capacità di risposta anche in tale direzione.
Conseguentemente fu dato il via alla formazione di reparti di rapido impiego utilizzabili su entrambi i fronti, congeniati come unità tattiche anticrimine con secondarie capacità antiterrorismo, modellate attorno ad un nucleo di ufficiali trasferiti dalle unità Yamam e Yamas, vale a dire veterani di elevata destrezza operativa, i quali avrebbero potuto trasmettere le loro esperienze ai giovani commilitoni di leva chiamati a completare i ranghi dei reparti. 
Nacquero così le unità Yamag, la prima delle quali, denominata "T'zabar", venne costituita nel luglio 1997, rapidamente seguita da reparti reparti analoghi presso gli altri distretti di polizia, tanto che l'intero processo formativo venne completato attorno al gennaio 1999.
Attualmente, la situazione dei reparti Yamag risulta essere la seguente:
 
- Unità Alon (quercia): distretto settentrionale (Haifa, Nazareth)
- Unità T'zabar (sabra/opuntia): distretto centrale (Ramla)
- Unità Barak (fulmine): distretto di Tel-Aviv (Tel-Aviv)
- Unità Lavi (leone): distretto di Gerusalemme (Gerusalemme9
- Unità Rotem (ginestra): distretto meridionale (Beersheba)
 
Stando ai dati disponibili, tali unità sarebbero specializzate in interventi in ambienti urbani, in quanto per operazioni in aree di confine montuose o collinari (distretto settentrionale), boschive (distretto centrale) e desertiche (distretto meridionale), sarebbero state costituite tre ulteriori unità denominate rispettivamente "Erez", "Almog" e "Dekel". In effetti, su queste ultime non vi sono notizie aggiornate disponibili, tanto che non si esclude possano essere state disciolte.
Ad ogni modo le cinque unità Yamag operative risultano essere reparti flessibili ad elevata mobilità e buone capacità operative, in grado di condurre investigazioni autonome, raccolta di informazioni, interventi sotto copertura, nonchè azioni dirette (DA) nei confronti dell'obiettivo, tanto nell'ambito della criminalità organizzata (traffici di armi e droga), quanto nel contesto dell'antiterrorismo, seppure più limitatamente. In tal senso, possono essere chiamate a svolgere ruoli di supporto, backup ed assistenza tattica all'Unità Yamam in azioni tipiche CT, nonchè fornire "potenza muscolare" alle unità RC Yasam della INS durante le rivolte palestinesi, attraverso interventi dissuasivi, arresti ed altre azioni tipiche SWAT. In un caso le attività Yamag possono protrarsi per giorni e settimane; nell'altro caso si tratta quasi sempre di interventi on-call.
La necessità di una specializzazione su base regionale è una delle caratteristiche delle unità Yamag le quali, essendo formate principalmente da personale in ferma prolungata, arrivano ad assumere una conoscenza del territorio di propria competenza e delle sue varie caratterische etno-socio-economiche, altrimenti impossibile. Tutto ciò porta ad innegabili vantaggi, tra cui una migliore percezione delle dinamiche familiari, claniche e locali collegate alla variegata società palestinese, soprattutto in termine di intelligence e di attività operative.
Vi sono solo scarse informazioni relativamente alla configurazione interma delle unità Yamag, le quali sarebbero strutturalmente suddivise in due diverse componenti:
 
- un elemento investigativo, orientato sulla raccolta di informazioni e prove, attraverso l'osservazione diretta e le azioni sotto copertura;
- un elemento combattente di pronto impiego, specializzata in azioni tattiche tipo SWAT;
 
Entrambi gli elementi sarebbero ripartiti in tre squadre (teams), che accoppiate nella proporzione minima di 1+1, sono in grado di formare tre aliquote operative sostanzialmente indipendenti, in modo da ottenere una moltiplicazione di forze atta ad affrontare emergenze anche multiple. Complessivamente, la forza di ciascuna unità Yamag sarebbe di circa 80 elementi sia uomini che donne, posti agli ordini di un sovrintendente, mentre ogni squadra disporrebbe di circa 12/15 operatori, assegnati in permanenza alla propria unità. In senso generale, il livello del personale appare buono, con punte di eccellenza per quei soggetti provenienti dai reparti speciali quali Yamam e Yamas; a questi veterani, in servizio permanente effettivo si affiancano poi, in numero variabile, reclute di leva della Guardia di frontiera, assegnate alle unità Yamag dopo aver passato il previsto Gibush: una scelta che se da un lato favorisce il completamento dei ranghi, dall'altro lato finisce per rendere non del tutto omogeneo il livello qualitativo dei reparti Yamag, in quanto condizionato dalla presenza più o meno accentuata di personale di leva alla prima esperienza militare.
Dal punto di vista etnico, la composizione è mista, con una elevata percentuale di drusi, beduini, circassi e altri non-ebrei, mentre per quanto riguarda gli equipaggiamenti, ciascuna unità Yamag dispone di mezzi blindati M113 per interventi ad alto rischio, autovetture di reparto, furgoni e fuoristrada, oltre a mezzi civili per gli spostamenti sotto copertura. Individualmente, l'equipaggiamento degli operatori Yamag è completo nonchè paragonabile a quello solitamente adottato da ogni altro reparto tattico tipo SWAT, con una importante differenza: il fatto di preferire la velocità d'intervento e la leggerezza nei movimenti, alle pesanti protezioni che solitamente completano il corredo degli incursori di polizia, quali scudi balistici e giubbotti in kevlar dei quali le unità Yamag ritengono di poter fare a meno. Privilegiate sono poi le armi corte, quali pistole Jericho 941 e Mini Uzi, cui si affiancano fucili sniper M14 da 7,62 e carabine M4 da 5,56.
Di seguito riportiamo le informazioni disponibili relativamente su alcune delle unità Yamag operative, vale a dire i reparti "T'zabar", "Lavi" e "Barak". Sugli altri due, al momento, non sono state reperiti dettagli sufficienti.
 
Unità Yamag "T'zabar"
   Yamag-Tzabar
  Operatore Yamag T'zabar in addestramento al tiro dal finestrino di un'auto
Costituita nel 1997, la "T'zabar" (*) fu la prima unità Yamag formata dalla Guardia di frontiera, nonchè modello per quelle successive. Quale area di competenza ricevette il d
istretto centrale di polizia, comprendente le regioni di Rehovot, Netanya, Ramla e Petah Tikva, ad alta densità abitativa e particolarmente ricche di obiettivi sensibili, tra cui l'aeroporto internazionale Ben Gurion di Lod, il principale di Israele. Se a tali fattori si aggiungono poi il lungo (ed allora poroso) "confine" con i territori occupati (linea verde), nonchè la scarsa profondità strategica del territorio israeliano, alla sua minima estensione in questo settore (14 km tra Netanya e Tayibe), sarà facile capire come tale regione abbia finito per costituire - fino alla costruzione del muro difensivo - una vera e propria porta d'accesso per i terroristi palestinesi intenzionati a colpire Tel-Aviv.
L'importanza strategica del distretto centrale si è quindi riflettuta sulla formazione della "T'zabar", che unica tra le Unità Yamag, risulta costituita interamente da personale di polizia in servizio effettivo a partire dal grado di sergente, senza alcuna presenza di elementi di leva. Tutto ciò rende la "T'zabar" la più professionale tra le unità Yamag, formata attorno ad ufficiali e sottufficiali provenienti dalle unità Yamam, Yamas e Matilan, in possesso di diploma caposquadra ottenuto presso le scuole della Guardia di frontiera. Per tale ragione, l'età media dell'unità è relativamente elevata - circa una trentina d'anni - rispetto a quella dei reparti di leva: una caratteristica che riempie il reparto di uomini nella loro piena maturità psico-fisica, motivati ed esperti, in grado cioè di svolgere compiti delicati e complessi lungo l'estensione della "linea verde".
Il fatto di operare in una zona di confine ad alto rischio rende l'Unità "T'zabar" la più simile, tra le Yamag, ad un reparto militare da ricognizione, per certi versi paragonabile al Sayeret Egoz. La sua area di dispiegamento infatti, sono le boscaglie e le colline tra la Cisgiordania e il territorio israeliano vero e proprio, ricche di sentieri e passaggi adatti all'infiltrazione di armi, droga e terroristi. Sotto questo punto di vista, la "T'zabar" non dispone della specializzazione "urban" tipica ad esempio dell'Unità "Barak", ma non per questo è stato ritenuto non in grado di intervenire anche in quelle aree edificate, densamente popolate, quali le periferie disagiate di Lod e Ramla e gli agglomerati residenziali di Kfar Saba e Savion. Anzi, proprio nei sobborghi più difficili di Lod e Ramla, a popolazione mista e ad alto grado di malessere sociale, l'Unità "T'zabar" ebbe modo di cogliere, tra il 1997 e il 2000 alcuni importanti successi in termini di lotta alla criminalità ed allo spaccio di droga. Stando ai dati disponibili, infatti, il tasso complessivo di criminalità in quella regione, dopo l'intervento della "T'zabar" sarebbe sceso di oltre il 20%, con un corrispondente aumento di arresti di almeno il 50% rispetto agli anni precedenti. Particolarmente colpite sarebbero state le gangs dedite a spaccio di stupefacenti, rapine e furti d'auto, i cui proventi illeciti finivano in parte riversati nei territorio sotto controllo palestinese.
In tale contesto particolarmente spettacolareed efficace è stata l'operazione antidroga denominata "Deep Breath", durante la quale, per tutto il mese di novembre 2009, l'intero reparto "T'zabar" fu mobilitato in assetto SWAT ed utilizzato in irruzioni nei mercati di spaccio, nelle raffinerie clandestine e nei covi delle gangs, con un bilancio di 300 arresti tra tossicomani e spacciatori ed il sequesto di molte centinaia di kg di sostanze stupefacenti varie.
Detto ciò, l'ambiente operativo abituale dell'Unità "T'zabar" risulta essere quello extraurbano, tanto che il reparto è stato dotato fin dall'inizio di cingolati M113, in grado di muoversi sui difficili terreni di confine, trasportando al suo interno un team di operatori in completo assetto tattico. In via del tutto teorica, la prossimità con la "linea verde" e la contiguità con alcuni territori a pieno controllo palestinese (aree di Tulkarem e Qalqiliya) avrebbero dovuto porre l'Unità "T'zabar" nelle condizioni di potere svolgere l'opera di controllo della frontiera comune in coordinamento con la polizia di confine dell'ANP, così come stabilito dagli accordi di Oslo. In realtà, il filtro rappresentato dai poliziotti palestinesi risulta sia rimasto di fatto inesistente, quando non connivente con i tentativi di infiltrazione e di traffici da parte di quei terroristi e criminali che avevano nelle regioni di Tulkarem e Qalqilya (almeno fino al completamento del muro antistante, avvenuto nel 2003), due porte di accesso spalancate sul territorio israeliano.
A partire dal 2001 infatti, e per i due anni successivi considerati i più "caldi" della seconda intifada, l'Unità "T'zabar" fu ampiamente utilizzata come reparto di sicurezza nelle aree più a rischio, lungo i possibili punti di accesso di terroristi in territorio israeliano ed attorno agli epicentri degli attacchi suicidi, con posti di blocco e pattuglie.
Fin dal 3 marzo 2000, in realtà, la "T'zabar" aveva avuto modo di confrontarsi con la realtà del terrorismo, in quella che era stata una difficile operazione nella città di confine israeliana di Tayibe, volta a debellare una cellula palestinese di Hamas in procinto di preparare un attentato esplosivo. In tale occasione aliquote della "T'zabar" furono chiamate a cinturare il perimetro attorno all'obiettivo, in modo da fornire sicurezza alle spalle dei reparti Yamam e Duvdevan incaricati dell'assalto. L'operazione si protrasse per l'intera giornata e fu risolta dall'intervento di un bulldozer corazzato, chiamato ad abbattere i resti del covo terroristico, già peraltro parzialmente demolito dalla detonazione accidentale di due valigie esplosive. Particolarmente difficile fu la situazione in cui si vennero a trovare gli operatori "T'zabar", affrontati con lanci di pietre e di bottiglie molotov da una folla di palestinesi locali pro-Hamas, in una sorta di prova generale dell'intifada di Al-Aqsa. Quando alla sera fu infine ristabilita la calma, il bilancio della giornata venne fissato in quattro terroristi uccisi tra le macerie della palazzina, quaranta kg di esplosivo recuperato non ancora innescato ed un ufficiale Yamam gravemente ferito.
Stando a quanto risulta dai dati disponibili, nel 2001 l'Unità "T'zabar" fu chiamata ad intervenire in diverse occasioni a seguito di attentati suicidi perpetrati nel distretto centrale: a Netanya il 1° gennaio 2001, tra Kfar Saba e Qalqiliya il 28 marzo, a Kfar Saba il 22 aprile e nuovamente a Netanya il 18 maggio (complessivamente 8 morti e 224 feriti); per ogni intervento furono dispiegati nuclei di sicurezza e posti di blocco, sia per catturare eventuali complici del terrorista suicida, sia per prevenire possibili attacchi multipli rivolti contro i soccorritori, secondo una tattica favorita da Hamas.
 
Relativamente alla composizione organica, la scelta di rinunciare alla coscrizione di personale di leva, restringe il campo per l'Unità "T'zabar" al solo arruolamento di volontari provenienti da altri reparti della Guardia di frontiera già passati in servizio effettivo di polizia ed in possesso dell'abilità al combattimento. Per tale ragione una o due volte l'anno viene indetto un Gibush all'interno della Magav, nel corso del quale sono esaminati centinaia di candidati al fine di selezionare i più idonei in termini di capacità operative ma anche e soprattutto di attitudini mentali. Capacità caratteriali quali autocontrollo, flessibilità e quoziente intellettivo, nonchè il livello di istruzione vengono tenute in primaria considerazione per via della doppia natura dell'Unità "T'zabar": in parte reparto investigativo e di intelligenge ed in parte unità tattica di pronto impiego; una duplicità di funzioni peraltro comune a tutte le formazioni Yamag.
Una volta superato il Gibush per gli aspiranti "T'zabar", si apre la fase addestrativa vera e propria, suddivisa in due periodi:
 
- un periodo addestrativo basico della durata di tre mesi volto al perfezionamento della preparazione individuale fisica, tecnica e operativa. Durante tale periodo il candidato viene introdotto alle tecniche di investigazione, che poi avrà modo di perfezionare al reparto, operando al fianco dei suoi colleghi più anziani;
- un periodo di specializzazione suddiviso in diversi corsi, tra cui spiccano: tiro di precisione  e anticecchinaggio; guida veloce di motocicli; corso avanzato di sopravvivenza ed evasione (SERE); sorveglianza tecnica di obiettivi. Per i soggetti ritenuti idonei si apre poi la possibilità di ottenere l'abilitazione ad istruttore di antiterrorismo.
 
Ovviamente, tale preparazione si innesta sopra soggetti già rodati fisicamente, tecnicamente e psicologicamente durante i loro precedenti impieghi nelle unità di provenienza - Yamam, Yamas e Matilan in primis - al punto che secondo un'opinione piuttosto diffusa, gli ufficiali "T'zabar" sarebbero i meglio addestrati tra tutti gli appartenenti alle forze di sicurezza israeliane: un riconoscimento certamente impegnativo, ma che finora risulta sia stato ampiamente dimostrato sul campo.
 
Unità Yamag "Lavi"
   Yamag-Lavi3
  Operatore "Lavi" impegnato in un arresto
Costituita nel 1997, l'Unità "Lavi" riceve quale area di competenza il distretto di Gerusalemme, di essenziale importanza politica, strategica e culturale. Dalle colline difficilmente controllabili prospicenti la città, cosiderata santa dalle tre religioni monoteistiche, è infatti particolarmente agevole l'infiltrazione di gruppi criminali e terroristici decisi ad arrecare danno in territorio israeliano: una minaccia particolarmente sentita già da prima della seconda intifada, ma che divenne conclamata durante i tre terribili anni 2001/2003, che segnarono l'apice dell'emergenza sicurezza in tutto lo stato di Israele.
In effetti, tra il 1997 e il 2000 ad impegnare l'Unità "Lavi" nel suo ruolo di "first responders" SWAT era stata la criminalità, rappresentata essenzialmente da gangs di trafficanti di droga e veicoli rubati, oltre a casi routinari minori: violenze, contraffazioni e omicidi; dopodichè, a partire dall'autunno 2000 la compagnia "Lavi" è stata pesantemente coinvolta nell'antiterrorismo, in attività di ordine pubblico, sicurezza e prevenzione.
Per tale ragione il personale in forza alla compagnia - che aveva ottenuto ottimi risultati nella lotta al crimine - fu rapidamente convertito ai nuovi ruoli, attraverso corsi di antiterrorismo volti a fornire al personale una preparazione di base sufficiente a gestire le emergenze nella loro fase iniziale; dopodichè, una volta subentrate le unità specializzate, agli uomini del "Lavi" era destinato il ruolo di supporto e sicurezza attorno all'area della crisi.
Dal punto di vista organizzativo, la compagnia "Lavi" si compone di circa 80 uomini dell'età media di circa 25 anni, metà dei quali militari di leva sufficientemente preparati a superare il difficile Gibush iniziale. Tutto questo personale, suddiviso in diverse squadre di pronto intervento, rappresenta il principale assetto tattico a disposizione del comandante della polizia di Gerusalemme, oltre a un buon deterrente nei confronti delle varie possibili minacce provenienti dai territori sotto controllo palestinese, da sempre fonte di preoccupazione per la sicurezza di Gerusalemme relativamente agli aspetti sia tipicamente criminali - razzie, furti d'auto, traffici illeciti, ecc. - sia di natura politico-terroristica, essendo entrambi collegati da vincoli reciproci: un semplice esempio dei legami tra criminalità comune e terrorismo palestinese è il diffuso utilizzo di targhe d'auto israeliane rubate a bordo di veicoli adoperati per compiere attentati; un secondo esempio è la conversione di parte dei proventi dei traffici illegali (droga e contrabbando), in finanziamenti alle cellule terroristiche.
La sostanziale compenetrazione tra queste due tipologie di minacce, in termini di uomini, armi e strutture illegali, ha fatto si che al progressivo declino delle attività criminali conseguente all'inizio della seconda intifada, abbia corrisposto un parallelo incremento della violenza terroristica, con conseguente riorientamento su di essa delle principali attività della compagnia "Lavi", che si vide impiegata in continui pattugliamenti, posti di blocco, perquisizioni e controlli preventivi, molti dei quali innescati su segnalazione dei servizi segreti. Negli anni della seconda intifada, infatti, la collaborazione tra le agenzie di intelligence (Shin Beth in primis) e i reparti di sicurezza tra cui il "Lavi", risulta sia stata particolarmente intensa; così, se in molti casi il ruolo del "Lavi" è stato quello di saturare il territorio, "indurendo" i potenziali bersagli, in altri casi il personale del reparto è stato utilizzato in ruoli attivi di identificazione, localizzazione e neutralizzazione degli attentatori suicidi o delle cellule terroristiche in procinto di colpire.
A seconda delle situazioni il personale del "Lavi" può operare sia in abiti civili, sia in completa uniforme: nel primo caso puo avvenire nel corso di operazioni preventive, arresti, pedinamenti ed altre operazioni sotto copertura, dove sono necessarie discrezione e rapidità; nel secondo caso sono compresi gli interventi ad alta visibilità, dove gli aspetti scenici sono direttamente collegati a quelli psicologici (produrre deterrenza, incutere timore, dimostrazione di capacità operative e così via), nonchè quelli legati al controllo della folla durante i servizi OP. Per questi ultimi - relativamente poco frequenti in quanto gestiti perlopiù dai reparti antisommossa Yasam della INP - la compagnia "Lavi" dispone degli opportuni equipaggiamenti, quali lanciagranate lacrimogene multipli e singoli, armi non letali, sfollagente e veicoli protetti.
Soprattutto negli anni della seconda intifada l'impegno degli uomini della "Lavi" è stato continuo e spossante, con servizi che potevano durare anche sedici ore, rispetto alle usuali nove degli anni precedenti, in una moltiplicazione di sforzi che talvolta poteva anche risultare vana: come nel caso dell'attentato alla pizzeria "Sbarro" del 9 agosto 2001, a seguito del quale l'intera compagnia fu mobilitata per stendere una catena di posti di blocco lungo tutto il perimetro di sicurezza, volti sia a bloccare eventuali complici in fuga dell'attentatore suicida, sia ad individuare tutti quegli elementi di supporto in incognito che l'organizzazione terroristica dispiega tra la folla allo scopo di monitorare i tempi di reazione delle unità mediche e di sicurezza, così da ottimizzare tanto i meccanismi degli attacchi futuri quanto la loro letalità è precisione. Per questo genere di ruolo l'Unià "Lavi" impiega personale in abiti civili, pronto a rivelarsi ad ogni indizio sospetto. Ancora più delicato è poi il ruolo di questi uomini nella neutralizzazione del doppio attacco, vale a dire una seconda esplosione suicida a pochi minuti dalla prima, volta a colpire i soccorritori, il personale di sicurezza e la folla di feriti e parenti delle vittime: una tattica esecrabile, ma attuata più volte dai terroristi di Hamas. In questo caso, da parte degli operatori alla sicurezza è necessaria una capacità di intervento immediata nei confronti dell'attentatore, basata sulla lettura del linguaggio corporeo, della gestualità, delle espressioni facciali, dell'abbigliamento, del posizionamento sulla scena e di una molteplicità di altri indizi che gli ufficiali del "Lavi" sono addestrati a riconoscere.
Ovviamente, nei manuali tecnici del "Lavi" vi sono procedure e regole di ingaggio ben precise ed esperimentate, come quella di isolare il più possibile l'attentatore suicida dalla folla, per quindi procedere alla sua neutralizzazione approfittando di quelle variazioni comportamentali  - veri e propri indizi visivi percepibili da un occhio esperto - immediatamente precedenti l'istante dell'esplosione: attimi drammatici che l'operatore deve essere in grado di riconoscere e gestire attraverso automatismi innestati come una seconda natura, alimentati dall'esperienza, dall'equilibrio e dalla dedizione personale.
 
Yamag-Lavi
Operatori della compagnia Yamag "Lavi" durante un pattugliamento nella parte antica di Gerusalemme
 
Unità Yamag "Barak"
Costituita nel gennaio 1999 l'Unità "Barak" è la più recente tra i reparti Yamag della Guardia di frontiera israeliana. Competente sul distretto di Tel-Aviv è rivestita del difficile compito di proteggere il cuore economico di Israele, abitato da circa un terzo della popolazione nazionale, suddivisa in vari agglomerati urbani che di fatto non pongono soluzione di continuità all'estensione municipale della stessa Tel Aviv-Jaffa (Holon, Bat Yam, Herzliya, Ramat Gan, Bnei Brak, Ramat Ha'Sharon ecc.).
La densa geografia urbana e sociale dell'area di Tel-Aviv è ovviamente un ambiente favorevole allo sviluppo di traffici illeciti e ciminalità comune, oltre ad un obiettivo altamente pagante per gruppi terroristici intenzionati a compiere attentati. Per tale ragione gli uomini dell'unità "Barak" vengono addestrati fin dall'inizio alle tecniche di intervento in ambiente urbano, così da familiarizzare con un territorio particolarmente complesso: dall'angusta topografia della città vecchia di Jaffa, ai grandi spazi alberghieri del lungomare di Tel-Aviv, fino all'eleganza dei quartieri residenziali ed alle vaste e disagiate periferie popolari ed industriali; in altri termini, un insieme di ambienti differenti che necessitano di modalità operative specifiche, che gli operatori della "Barak" devono imparare a padroneggiare in automatico: dagli assalti agli autobus, al superamento di ostruzioni e barricate, all'infiltrazione, all'occupazione dei più disparati edifici e impianti, al combattimento urbano ravvicinato (CQB), alla guida rapida di veicoli, alle tecniche di irruzione ed arresto e così via. In pratica una versione avanzata delle tecniche SWAT, molto prossima all'antiterrorismo, fatta eccezione per il recupero ostaggi (HR) ed altri casi difficili, dove invece è previsto l'intervento di unità specializzate (Yamam su tutti).
In linea di principio gli interventi dell'Unità "Barak" avvengono nei casi di minacce con pericolosità di medio livello, vale a dire portati da elementi mentalmente disturbati (Emotionally disturbed people - EDP), criminali comuni o soggetti innescati da motivazioni non politiche, solitamente più "trattabili" rispetto a terroristi decisi a tutto, per i quali sono richieste tecniche di intervento assai sofisticate. In questi casi il "Barak" può essere chiamato a fornire copertura, supporto e informazioni ambientali, oltre che a formare il cerchio esterno di sicurezza. Altrimenti, nelle situazioni ordinare, gli operatori "Barak" possono agire autonomamente, sia in abiti civili durante le fasi di investigazione, sorveglianza e saturazione di aree a rischio, sia in tenuta tattica nel corso degli interventi diretti. Nel primo caso, qualora fosse necessario, l'appalesamento degli operatori avviene mediante berretti di polizia tipo baseball, indossati al momento opportuno, mentre nel secondo caso l'intervento avviene dietro l'anonimato garantito dai "mephisto".
L'elemento investigativo dell'Unità "Barak", il cui personale opera solitamente in abiti civili, si compone di un certo numero di Special Operation Teams (SOT), equipaggiati di sistemi di osservazione e sorveglianza particolarmente sofisticati, tra cui apparati di visione notturna e di ascolto ad ampio raggio. Solitamente, tali teams istituiscono dei posti nascosti di osservazione fissi e/o mobili, incaricati di raccogliere quelle informazioni necessarie al successivo intervento dei teams d'assalto; questi posti sono appoggiati da elementi snipers, chiamati sia alla protezione passiva, sia al supporto attivo delle squadre d'assalto. Solitamente, gli elementi investigativi non prendono parte alla fase d'attacco; tuttavia sono abilitati ad effettuare arresti in talune circostanze
L'elemento combattente dell'Unità "Barak" è costituito da tre squadre tattiche di pronto intervento formate da una dozzina di uomini dotati di mezzi ruotari, nonchè da un nucleo motociclistico. Quest'ultimo - direttamente mutuato dal Reparto Motociclistico Antiterrorismo dell'Unità Yasam (INP) di Gerusalemme - ha la capacità di intervento rapido a mezzo motocicli, ideali per muoversi nel convulso traffico di Tel-Aviv e nelle strade più strette dei suoi quartieri storici; da notare poi, come le motociclette non vengano utilizzate solo come mezzo di spostamento, ma anche nel ruolo di piattaforme tattiche da appoggio in caso di irruzioni su autobus o superamento di ostacoli a livello stradale: scenari che richiedono coordinamento perfetto e rapidità di esecuzione quantificabile in secondi. Generalmente, l'intervento dei nuclei moticiclistici avviene per teams di due motocicli, ciascuno con un equipaggio di due operatori suddivisi in elemento-pilota ed elemento-d'attacco. Diversamente, nel caso di irruzioni in edifici e fabbricati, vengono mobilitate le squadre tattiche suddivise in diversi teams d'assalto formati da tre uomini responsabili ciascuno di un settore di tiro.
Strutturalmente, l'Unità "Barak" è formata da 80 operatori, in parte veterani ed in parte coscritti della Guardia di frontiera con ferma triennale, i quali vengono routinariamente sottoposti ad esercizi addestrativi atti a simulare le più varie situazioni d'intervento. Le esercitazioni risultano essere del tutto realistiche e comprendono salita e discesa rapida da automezzi, intercettamento di veicoli in fuga, sessioni di tiro dinamico con munizionamento "live" ed ogni possibile tecnica di irruzione, perfezionata nel grande centro addestrativo della Guardia di frontiera di Beit Horon, ad est di Ramla: il tutto al fine di migliorare costantemente le capacità di un reparto che attraverso migliaia di operazioni ed arresti attuati dal 1999 in poi, è stato in grado di limitare considerevolmente il diffondersi dell'illegalità nell'area di Tel-Aviv.
 
  Yamag-Barak 2  
 
Operatori Yamag "Barak" durante un'esercitazione CT di irruzione sugli autobus.
Si noti, in piedi sulla destra, un'agente donna
 

 

(*) La compagnia Yamag T'zabar della Guardia di frontiera, non ha ovviamente nulla a vedere con il 47° Battaglione Meccanizzato "T'zabar" delle IDF, facente parte della brigata di fanteria Givati: si veda "Palsar Givati: la daga e la volpe".
 

 

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