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YAGAL & C.:
le unità antidroga della polizia israeliana
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Secondo uno studio delle Nazioni Unite, fino al 1967 il consumo di droga era stato un fenomeno sostanzialmente sconosciuto in Israele; tale situazione cominciò a cambiare dopo la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni e l'occupazione di vasti territori in Cisgiordania e nel Sinai, abitati da gruppi arabi abitualmente dediti al traffico di hashish. Negli anni successivi, l'afflusso in Israele di giovani da tutto il mondo, attratti dal comunitarismo dei kibbutz, fece conoscere ai coetanei ebrei locali l'universo delle droghe sintetiche, in particolare anfetamine e LSD, largamente consumate in Europa e Nordamerica negli anni della contestazione giovanile. Circa nello stesso periodo ebbe inizio in Israele l'afflusso di eroina e derivati del papavero da oppio coltivato nel Libano, soprattutto nella valle della Bekaa, dominata dapprima dai palestinesi di Fatah e quindi da gruppi narcoterroristi legati a Hezbollah. In questo senso, il traffico di stupefacenti verso Israele, è stato - ed è tuttora considerato - un'arma politica utile sia a corrompere la società israeliana nel suo complesso, sia ad ottenere enormi profitti da riconvertire in finanziamente al terrorismo ed alla cosiddetta "guerra santa" (jihad): non vanno dimenticati infatti, i legami tra Hezbollah e i cartelli sudamericani della droga attivi nella zona di confine tra Paraguay, Argentina e Brasile, chiamata la "triplice frontiera",  i cui traffici in costante incremento, sono serviti a compensare il parziale ridimensionamento delle colture di papavero da oppio nella Bekaa, imposto dal governo libanese ai contadini locali a partire dal 1992.
Tutti questi scenari, consolidatisi nel giro di quattro decenni, hanno trascinato Israele nella realtà del narcotraffico, dapprima come territorio di solo consumo e più recentemente come crocevia di smistamento, grazie anche alle attività illecite di alcune famiglie criminali israeliane, collegate con organizzazioni mafiose russe e nordamericane.
Il risultato di questo sovrapporsi di interessi lo si evince da alcune stime parziali non ufficiali secondo le quali vi sarebbero, in Israele, almeno 20.000 tossicodipendenti abituali, oltre a circa 300.000 consumatori occasionali, buona parte dei quali dediti al consumo di hashish o di sostanze sintetiche tra cui l'Ecstasy il cui traffico, secondo un rapporto del Dipartimento di Stato americano del 1998, sarebbe stato monopolizzato dalle gangs israeliane.
Un indicatore parziale ma significativo della diffusione di sostante stupefacenti in Israele e del conseguente giro d'affari che ne deriva, è dato dal quantitativo di sequestri, passato dagli 80 kg di eroina recuperati dalle squadre antidroga nell'intero anno 2000, ai 55 kg del solo mese di settembre 2008, provenienti interamente dal Libano.
Sotto questo punto di vista, vi è quindi una seconda guerra lungo la frontiera libanese, oltre a quella a bassa intensità combattuta tra reparti IDF e milizie hezbollah: quella più silenziosa ma non meno impegnativa tra la polizia israeliana (INP) e le bande di trafficanti ben decise a difendere il loro squallido commercio, stimato in diverse centinaia di milioni di USD all'anno.
Di tale bottino una parte considerevole finisce per transitare nelle mani di Hezbollah e prontamente reinvestito in operazioni di terrorismo, corruzione, assoldamento di milizie ed acquisto di armi; per tale ragione, nella complessa realtà mediorientale, la recrudescenza del narcotraffico in territorio israeliano cessa di essere materia di ordine pubblico e disagio sociale, per trasformarsi in una questione di sicurezza nazionale.
 
                         Yagal 1

 
LBU: LA ZONA GRIGIA (1982-2001)
Stando alle poche fonti disponibili il primo reparto antidroga della polizia israeliana fu costituito nel 1982 successivamente all'operazione "Pace in Galilea", allorchè venne attivata una struttura denominata Lebanon Border Intelligence (LBI), il cui ruolo era quello di contrastare il traffico di stupefacenti in esponenziale crescita, proveniente dal Libano.
Essenzialmente, la struttura avrebbe operato come un pool di funzionari perlopiù dediti alle investigazioni ed alla raccolta di materiale di intelligence inerente i trafficanti e i loro canali di smercio, nonchè all'infiltrazione nelle gangs ed al reclutamento di informatori, in particolare nelle aree di confine controllate dall'Esercito del Libano del Sud. Secondo quanto risulta, la LBI - nel frattempo rinominata Lebanon Border Unit (LBU) - sarebbe arrivata a costituire una propria rete di informatori, inserendosi così nel "grande gioco" che in quegli anni si svolgeva nello scacchiere libanese e che vedeva coinvolte, solo da parte israeliana, almeno sette diverse agenzie o strutture di sicurezza/intelligence, ciascuna delle quali animata da propri obiettivi, molto spesso contrastanti: il Mossad, lo Shin Beth, l'Unità 504 di Aman, la sezione informativa della Guardia di frontiera, la LBU della polizia, l'ufficio di collegamento dell'esercito israeliano con l'ELS, nonchè la nuova unità da ricognizione e intelligence denominata Sayeret Yael.
Ovviamente, tutto questo groviglio non solo ostacolava qualsiasi leale collaborazione tra le varie agenzie, più che altro propense a prevalere una sull'altra, ma al contrario favorì lo sviluppo di vere e proprie "zone grigie", dove il confine tra il lecito e l'illecito era sottile per non dire inesistente.
In particolare, le attività della LBU sarebbero andate a collidere con quelle svolte dall'Unità 504 di Aman la quale non esitava a servirsi, per i propri scopi, di corrieri e trafficanti, cui veniva garantita impunità e sostanziale libertà di movimenti, in cambio di informazioni sul terrorismo palestinese.
A sua volta, la LBU non rimase immune da questo intrico di malaffare ma finì per essere parzialmente inquinata dalla corruzione di alcuni suoi funzionari, che ad un certo punto finirono a libro paga di quegli stessi trafficanti di droga che avrebbero dovuto combattere. Tale situazione fu disvelata dallo Shin Beth, che al termine di una lunga indagine protrattasi tra il 1999 e la fine del 2000, riuscì a raccogliere prove sufficienti contro due "mele marce" dell'LBU, nel frattempo trasferite ad altre unità di polizia. Il dossier fu quindi passato nel gennaio 2001 ad uno speciale ufficio del dipartimento affari interni del Ministero della giustizia per le successive incriminazioni, che disvelarono una inquietante trama di  "relazioni pericolose" tra alcuni funzionari dell'LBU, trafficanti di droga ed agenti dei servizi segreti siriani, con movimenti di denaro quantificabili in centinaia di migliaia di dollari. In tal senso, particolare scandalo fece la scoperta che tra i coordinatori della rete informativa dell'LBU vi era un noto trafficante di droga libanese (Ramzi Nahara) collegato ai servizi segreti siriani ed iracheni, che tra le altre cose acquistava, dagli ufficiali corrotti dell'LBU informazioni circa gli appostamenti ed i percorsi delle pattuglie di confine israeliane - tra cui quelle della stessa LBU - al fine di rivenderle ai corrieri della droga in procinto di attraversare la frontiera. Al tempo stesso, al fine di consolidare la propria posizione di doppio e triplogiochista, Nahara era solito fornire ai suoi contatti nell'LBU tutte quelle informazioni utili a colpire le organizzazioni trafficanti rivali, in un vorticoso giro di interessi incrociati virtualmente senza fine...
In altre parole, lo scandalo scoperchiato dallo Shin Beth nel gennaio 2001 portò alla luce un incredibile conglomerato di doppiogiochismo, corruzione, intrighi, traffici di ogni genere e superficialità operative che aveva toccato in un modo o nell'altro tutti i partecipanti alla "partita" libanese, con pesanti ripercussioni soprattutto per l'Unità 504 di Aman e per la Lebanon Border Unit: vale a dire, una drastica ristrutturazione e "risanamento" per la prima e addirittura lo scioglimento per la seconda, presumibilmente avvenuto nel corso del 2001.
A beneficiare di questa situazione furono ovviamente le organizzazioni criminali le quali - anche per via della drammatica crisi provocata dalla seconda intifada, che aveva convogliato sull'antiterrorismo le principali risorse di Israele - ebbero buon gioco nel riorganizzare i loro traffici lungo tre lati del confine: quello libanese, quello giordano e quello egiziano.
Tale situazione iniziò a cambiare nel corso del 2007 allorchè furono avviati i piani necessari a dotare la INP di strumenti adeguati a combattere il narcotraffico. Furono così costituiti in rapida successione, tra il gennaio 2008 e il novembre 2010 quattro reparti antidroga della polizia dislocati rispettivamente sul confine libanese (Unità Yagal), sul confine egiziano (Unità Magen), all'aeroporto internazionale "Ben Gurion" (Unità 747) e sul confine giordano (Jordan Border Unit).
Di seguito vengono presentate alcune informazioni relative ai reparti Yagal e Magen; per la più piccola Unità 707 e per la più recente Jordan Border Unit, costituita nel novembre 2010 non sono al momento disponibili dati sufficienti a formare un quadro esauriente.
 
               Yagal 12

 
UNITA' YAGAL: SPECIALISTI DEL CONFINE NORD (2008 - 2013)
Secondo stime ufficiali del governo israeliano, nel corso dell'anno 2008 sarebbero entrate nel paese tra le quattro e le cinque tonnellate di eroina afgana e turca proveniente quasi esclusivamente dal Libano, la cui frontiera meridionale è stata per anni estremamente porosa grazie alla diffusa rete di legami e complicità tra i corrieri libanesi e i loro contatti arabo-israeliani al di là del confine.
A dispetto delle pattuglie militari e della barriera di confine, il traffico è potuto continuare per molto tempo in relativa impunità grazie anche all'orografia disagevole, fatta di boscaglie e di colline scarsamente battute, fino ad assumere una dimensione endemica dopo il ritiro unilaterale israeliano dal Libano meridionale, avvenuto nel maggio 2000: evento che da un lato aveva decretato la scomparsa del cuscinetto strategico rappresentato dall'Esercito del Libano del Sud, per anni utilizzato come complemento aggiuntivo per la protezione della frontiera settentrionale di Israele, e dall'altro lato aveva significato l'avvento di Hezbollah e la conseguente sterilizzazione di quella surreale scena libanese sulla quale si erano consumati, per quasi vent'anni, traffici, intrighi e connivenze di ogni sorta. 
Tale cambiamento tuttavia, non apportò alcun beneficio alla sicurezza di Israele ma anzi, se possibile, aprì la strada a nuovi inquietanti scenari strategici, questa volta collegati all'Iran.
Limitatamente agli aspetti più tattici, l'affacciarsi di Hezbollah a ridosso delle colline dell'Alta Galilea minacciò di trasformare un confine già di per sè permeabile, in un vero e proprio incubo, con il rischio di vedere realizzato il vecchio auspicio del leader sciita Nasrallah, di "avvelenare gli israeliani" con masse sempre crescenti di eroina.
Negli anni successivi tale infausto scenario divenne una realtà ineludibile, tale da poter essere contrastata solo attraverso speciali contromisure, attuate dalle varie agenzie preposte alla sicurezza del confine settentrionale, consistenti essenzialmente nell'impermeabilizzazione della frontiera dal lato israeliano, non potendo più farlo dal versante libanese, come invece era stato in passato.
Per quanto riguarda la INP dovettero passare ben sette anni dallo scandalo LBU, prima che venisse autorizzata, all'inizio del 2008, la proposta di attivazione avanzata dal comandante della polizia David Cohen, di una nuova unità da ricognizione antidroga incaricata di operare con modalità estremamente aggressive e dinamiche allo scopo di intercettare i corrieri e impedire i passaggi droga-denaro da una parte all'altra della recinzione di confine. A contribuire a tale passo vi fu la scelta di limitare l'area operativa della nuova unità al solo territorio israeliano, così da mantenerlo al riparo dai pericolosi intrighi libanesi che avevano inquinato il disciolto LBU.
In altri termini, la nuova unità nasceva come unità da pattugliamento e ricognizione, in grado di assumere e mantenere l'iniziativa grazie alle informative ricevute dall'intelligence, alla perfetta conoscenza del terreno e dei flussi di traffico ed all'opportuna collaborazione con tutte le altre agenzie presenti nella zona.
Sulla base di tali requisiti venne così costituito, presso il distretto settentrionale di polizia "Galilea",  il nuovo reparto antidroga tattico della INP denominato Yagal, ovvero Yechidat Gvoul Lebanon (Unità confinaria Libano), destinato a condividere il medesimo scenario geografico nonchè talune modalità operative con la compagnia da ricognizione Sayeret Egoz delle IDF: infatti, nonostante i due reparti abbiano pertinenze diverse - anticrimine il primo e antiterrorismo il secondo - la repressione di entrambi i fenomeni ha inevitabili riflessi positivi sulla sicurezza generale, stante le già citate sinergie tra Hezbollah e trafficanti.
Per tale ragione lo Yagal fu configurato come un reparto di polizia con caratteristiche tipicamente militari,  basato su personale in grado di operare in missioni che si potrebbero definire come "cerca & neutralizza", attuate in condizioni tattiche complesse, su terreno difficile e per periodi prolungati. Il personale, suddiviso in squadre, doveva essere addestrato alla navigazione terrestre, alle tecniche di agguato e mimetizzazone, alla ricognizione, al combattimento ravvicinato ed all'utilizzo di sofisticati sistemi di osservazione e rilevamento: di fatto qualcosa di molto simile alle compagnie Sayeret da ricognizione delle brigate di fanteria dell'esercito.
Il personale assegnato allo Yagal fu quindi scelto tra i poliziotti congedati dai reparti di élite delle IDF, organizzati in squadre equipaggiate con veicoli fuoristrada e con sistemi di comunicazione e visione notturna (NVG), tali da essere tatticamente indipendenti e capaci di operare per molti giorni senza interruzione lungo tratti selezionati del confine o sulla base delle segnalazioni di intelligence. All'interno delle squadre furono quindi inseriti elementi selezionati con il ruolo di "spotters", vale a dire di osservatori in grado di rimanere nascosti per giorni in posizioni mimetizzate, pronti a segnalare eventuali obiettivi al resto della squadra: in tutto in un logorante susseguirsi di mosse, contromosse ed espedienti poste in essere dai trafficanti.
Una differenza rispetto ai reparti da ricognizione dell'esercito (tra cui lo stesso Egoz) è rappresentata dall'ingaggio del nemico, che gli operatori dell'unità Yagal effettuano con modalità di polizia, vale a dire privilegiando l'arresto/neutralizzazione all'eliminazione fisica; per tale ragione ogni membro della squadra è dotato di equipaggiamenti non-letali, quali spray al peperoncino e manette, che si aggiungono alle armi individuali (fucili M4 e pistole Jericho) da utilizzarsi sono in caso di necessità; in tal senso, la cattura dei trafficanti è considerata l'opzione standard, da attuarsi dopo il passaggio della partita di droga in territorio israeliano, in modo da procurare un doppio danno all'organizzazione criminale.
Solitamente, l'infiltrazione dei corrieri della droga avviene attraverso passaggi e punti deboli lungo la barriera di confine, alternativamente utilizzati anche per le incursioni terroristiche hezbollah: e questo a ulteriore testimonianza degli stretti legami tra le gangs criminali e i fondamentalisti sciiti; una conferma dirimente in tal senso è la sostanziale impunità di cui godono i trafficanti nei territori libanesi controllati da Hezbollah, che sarebbe di fatto impossibile se non vi fosse una contiguità diretta tra gli uni e gli altri, rappresentata da intere famiglie sciite dedite alternativamente al ruolo di trafficanti e di terroristi. Da sottolineare poi, come la presenza di truppe dell'ONU nelle zone di confine nonchè di reparti regolari libanesi sia per tali traffici una deterrenza del tutto velleitaria e facilmente aggirabile.
Per gli uomini di Yagal la sfida assume quindi un significato più ampio rispetto al semplice contrasto al narcotraffico, tale da giustificare le centinaia di ore di appostamenti, molto spesso a vuoto, che ogni operatore svolge mediamente ogni mese, con qualsiasi condizione climatica.
In linea di massima le operazioni di intercettamento riguardano partite di stupefacenti di peso ridotto - dai 500 grammi di eroina ai pochi chili al massimo, salvo alcune eccezioni - tali da moltiplicare l'impegno dei poliziotti (e quindi il loro logorio) minimizzando al contempo le singole perdite per l'organizzazione criminale. Ad esempio, secondo quanto affermato dal vice-comandante Yagal, Ispettore Gal Ben-Ish, nel 2008 il reparto sarebbe riuscito a sequestrare 155 kg di eroina, vale a dire una frazione delle tre o quattro tonnellate entrate quell'anno in Israele: un risultato positivo ma comunque insufficiente, che testimonia la difficoltà della guerra al narcotraffico, nonchè la necessità di ulteriori contromisure. Detto ciò, l'unità Yagal rappresenta un argine significativo al traffico di droga, oltre che una costante preoccupazione per i criminali che lo controllano.
Complessivamente, l'Unità Yagal avrebbe in organico un centinaio di uomini suddivisi in un certo numero di squadre tattiche poste agli ordini del Sovrintendente Avishai "Ami" Muallem. Non si conosce la composizione di tali squadre, nè la loro disposizione sul terreno, come pure non vi è certezza sulla sede centrale del reparto, che secondo alcune fonti si troverebbe presso il comando settentrionale della INP di Nazareth. Allo stesso tempo, vi sono scarsi particolari anche relativamente alle operazioni svolte, solo alcune delle quali risultano essere state riportate dai media, vale a dire:
 
- 25 marzo 2008: arresto di due trafficanti e sequestro di 33 kg di eroina;
- 6 settembre 2008: arresto di tre trafficanti israeliani e sequestro di 50 kg di eroina e 11 di hashish (area di Biranit);
- 7 marzo 2009: arresto di quattro trafficanti e sequestro di 4,5 kg di eroina (area di Ba'ana);
- 25 ottobre 2009: arresto di un trafficante e sequestro di 11,5 kg di eroina;
- tardo luglio 2011: arresto di due trafficanti e sequestro di oltre un kg di cocaina nell'area di Ghajar (o Al Ghajar o Rajar);
- inizio luglio/inizio agosto 2012: smantellamento, in collaborazione con lo Shin Beth, di una cellula terroristica formata da 13 persone in possesso di 21 kg di esplosivo (area di Ghajar);
- 2 settembre 2012: arrestodi un trafficante e sequestro di sette kg di droga tra eroina e cocaina, nei pressi di Ghajar;
 
 
Al di là del ruolo istituzionale di reparto antidroga, l'Unità Yagal può occasionalmente essere chiamata a svolgere anche altri ruoli, come ad esempio è avvenuto il 15 maggio 2011, allorchè venne schierata a protezione della barriera di confine nel tratto antistante il villaggio libanese di Maroun al-Ras, dove migliaia di palestinesi si erano radunati per contestare Israele in occasione del cosiddetto "Nakba Day". Tale manifestazione, poi degenerata in un assalto alla barriera, si chiuse con un bilancio di quattro  morti e 11 feriti tra i palestinesi e tre feriti tra i soldati israeliani.
 
            Yagal 10
           Un carico di droga sequestrata viene passato al vaglio dagli operatori dell'Unità Yagal

 
UNITA' MAGEN: GUARDIANI DEL NEGEV (2008 - 2013)
Il 6 gennaio 2008, parallelamente all'attivazione dell'Unità Yagal al confine settentrionale di Israele, fu costituito un analogo reparto di polizia antridroga incaricato di pattugliare il confine meridionale del Sinai, nonchè la valle di Arava lungo la frontiera con la Giordania.
Secondo quanto riferito dalle autorità di polizia, i motivi che hanno portato alla nascita di questo ulteriore reparto della INP risiedono nella sempre maggiore diffusione di traffici di armi, droga e contrabbando perpetrati da corrieri beduini attraverso le frontiere di Egitto e Giordania, amplificatisi al punto da richiedere interventi straordinari di sicurezza. Oltretutto, le connivenze tra le tribù beduine del Sinai e i gruppi integralisti egiziani, allacciate dopo il crollo del regime di Mubarak, hanno fatto sorgere anche lungo la frontiera meridionale - fino a quel momento la più tranquilla di Israele - quel pericoloso amalgama di terrorismo e criminalità prerogativa del teatro libanese. Conseguentemente, al fine di parare anche questa minaccia, furono presi provvedimenti successivi di sicurezza, tra cui ricordiamo:
 
- la formazione dell'unità di polizia antidroga "Magen" annunciata nel gennaio 2008;
- la costruzione di una barriera elettronica di 250 km lungo il confine israelo-egiziano, avviata nel marzo 2010;
- la formazione dell'unità militare da ricognizione "Sayeret Rimon",  annunciata nell'estate 2010;
 
Limitatamente all'Unità Magen, fu attivata su ordine del comandante della INP, Ispettore Generale, David Cohen, quale assetto del distretto meridionale di polizia (comandante  Uri Bar-Lev) ed in particolare del sub-distretto del Negev (comandante Yossi Priente), destinato a diventare il principale teatro operativo del nuovo reparto.
Dislocato a Beersheba ed ufficialmente denominato "Negev Border Guardians" (da cui l'acronimo ebraico "Magen", ovvero "scudo"), il reparto venne assemblato nel dicembre 2007 con una forza iniziale di 25 uomini, da ampliarsi successivamente a circa un centinaio, così come peraltro previsto per l'Unità Yagal.
Nei fatti, l'intenzione delle autorità di polizia è stata quella di disporre di uno strumento in grado sia di raccogliere informazioni tra le tribù beduine del Negev, a loro volta collegate a quelle del Sinai, sia di intervenire con rapide pattuglie motorizzate a contrasto dei trafficanti e contrabbandieri penetrati in territorio israeliano, sia di procedere ad operazioni preventive volte ad impedire la forzatura del confine.
Quale primo comandante dell'unità Magen, incaricato del difficile compito di sorvegliare una fascia di confine lunga ben 340 km, fu scelto l'ispettore-capo Ya'akov (Kobi) Mor, ufficiale di intelligence e già comandante dello squadrone anti-riot Yasam della polizia di Beersheba, affiancato da un nucleo di ufficiali e sottufficiali selezionati tra i più idonei funzionari di polizia in servizio effettivo nel distretto meridionale, reduci dai reparti di élite delle IDF: tra i requisiti richiesti ai candidati, vi era infatti la perfetta conoscenza del teatro operativo, delle sue problematiche e delle sue specifiche caratteristiche etniche e tribali. A tutto questo si aggiunse, nelle settimane successive, una intensa fase addestrativa incentrata su corsi di cammuffamento, navigazione terrestre, blocchi stradali, esplorazione del deserto, guida rapida su terreni difficili, inseguimento tracce e operazioni con elicotteri. Questi ultimi in particolare, sono stati introdotti nel marzo 2008 per meglio monitorare le vaste distese del Negev oltre che per condurre attività coordinate con le pattuglie terrestri ed in tal senso l'Unità Magen risulta sia stata la prima unità INP ad operare a bordo dei Black Hawk.
Il supporto degli elicotteri è stata una novità apprezzata dagli operatori Magen i quali, in diverse occasioni, si erano trovati a dover affrontare avversari tutt'altro che remissivi: infatti, vi sono stati episodi di fuoristrada blindati in dotazione ai trafficanti, lanciati a speronare i veicoli inseguitori della polizia, così come a bypassare i posti di blocco, mediante manovre elusive e rapide puntate fuoripista, con danni e feriti tra i poliziotti e i militari: come per esempio avvenne il 13 febbraio 2008, allorchè sentendosi intrappolati, i trafficanti non esitarono a lanciare il proprio fuoristrada contro un veicolo del Magen impegnato ad inseguirli, con conseguente impatto tremendo e due feriti gravi tra i poliziotti. In tale occasione furono sequestrati a caro prezzo 26 kg di eroina provenienti dalla Giordania, ma fu anche evidente come l'adozione di elicotteri fosse una necessità non più procrastinabile.
Tra gli operatori in organico al Magen va segnalata la presenza di elementi di origine beduina, conoscitori particolari del deserto e delle sue vie di traffico, soprattutto dei canali di smercio dell'eroina proveniente dalla Giordania e dell'hashish contrabbandata dall'Egitto: stupefacenti che, una volta oltrepassata la frontiera, trovano la strada delle famiglie criminali israeliane, a dimostrazione di come il traffico di droga sia un fenomeno trasversale e non limitato ad alcune etnie. Una dimostrazione di questa realtà sono le indagini svolte congiuntamente dall'Unità Magen e dalla Criminal Investigation Division (CID) della INP, conclusesi il 15 giugno 2012, con l'arresto di 12 militari israeliani in servizio sul confine egiziano, accusati di traffico di droga. Tale grave episodio, secondo fonti della CID, deve leggersi come un "effetto collaterale" del completamento della barriera di confine israelo-egiziana, che avendo reso impraticabili le tradizionali piste di infiltrazione, avrebbe costretto i trafficanti ad intensificare i loro sforzi di corruzione dei soldati in servizio presso i valichi di frontiera.  
Come già accennato precedentemente, l'Unità Magen non si compone solo di elementi tattici altamente operativi, ma anche di un nucleo di ufficiali di intelligence capaci sia di captare le comunicazioni dei trafficanti mediante sofisticati sistemi di intercettamento elettronici, sia di infiltrarsi come agenti "covert" nelle stesse organizzazioni criminali, monitorandone le attività.
Così come nel caso dell'Unità Yagal, solo una parte delle operazioni svolte dall'Unità Magen ed attuate talvolta in collaborazione con agenti dell'intelligence militare Aman e con elementi dell'unità Yamam della Guardia di frontiera - è salita alle cronache dei media:
 
- 13 febbraio 2008: arresto di tre trafficanti e sequestro di 26 kg di eroina (area di Ein Jahav)
- 15 giugno 2012: arresto di 12 militari e 3 civili accusati di traffico di droga e sequestro di circa 10 kg di stupefacenti
- 15 settembre 2012: sequestro di 700 kg di hashish scoperti a bordo di due veicoli fuoristrada (regione di Ezuz);
- 9 gennaio 2013: arresto di due trafficanri e sequestro di 20 kg di eroina (area di Arava)
- 28 aprile 2013: cattura di due trafficanti e sequestro di 100 kg di hashish (villaggio di Bir Hadaj);
- 27 maggio 2013: cattura di quatttro trafficanti e sequestro di 65 kg di stupefacenti (area del Ramon Crater)
 
Ovviamente, l'Unità Magen - attualmente al comando del sovrintendente Noam Kaiser - non è solo antidroga, ma in caso di emergenza può essere utilizzata anche in altri ruoli: come avvenuto ad esempio il 4 febbraio 2008, allorchè un commando del Magen mobilitato d'urgenza, riuscì ad eliminare, prima che potesse farsi esplodere, un terrorista in procinto di colpire dei negozi ad un incrocio non lontano dal reattore nucleare di Dimona. Di tale commando faceva parte anche Kobi Mor, che fu quindi promosso da ispettore-capo a sovrintendente.
 
            Yagal 14
    Un team dell'Unità Yagal in appostamento tra gli alberi. Si noti la mimetica vegetata, piuttosto inusuale

 

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