Train de Vie
   Radu Mihăileanu  
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stelline 4.5
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E' lecito, si è chiesto qualcuno, parlare con lievità di una tragedia come il genocidio ebraico? E' possibile sorridere quando si affrontatale orrore?
Nel 1949 il flosofo tedesco Thomas Adorno pronunciò il suo provocatorio aforisma sulla barbarie di scrivere poesia dopo Auschwitz: un ammonimento che il celebre pensatore aveva rivolto ai propri concittadini invitandoli a tracciare una linea invalicabile con il passato, così da ricostruirsi spiritualmente attraverso una sorta di catarsi morale collettiva, in mancanza della quale non vi sarebbe potuta essere melodia meritevole di ascolto, o poesia degna d'essere composta.
.. train de vie
Le parole di Adorno, che miravano a scuotere le coscienze ancora obnubilate dal conflitto, in modo da responsabilizzarle, purificandole prima che venisse dato inizio alla costruzione del futuro, furono da taluni interpretate come un divieto di banalizzare la tragedia della Shoah, e da talaltri ampiamente disattese.
Non solo, quindi, la poesia continuò ad essere scritta, ma la stessa Shoah, con il passare del tempo, fu affrontata secondo prospettive via via meno intrise da quell'alone di indicibile sofferenza che aveva gravato sui superstiti del genocidio.
Il risultato di tale percorso fu che ad un certo punto non venne più considerato ossimorico il parlare congiuntamente di Shoah e di musica, di deportazioni e di commedia: abbinamenti audaci che restituivano però a tali tragedie quella loro dimensione spaventosamente umana che, paradossalmente, la sacralizzazione iconica aveva fatto un po' venire meno.
Radu Mihăileanu, regista romeno figlio di ebrei vittime della Shoah, si inserisce con Train de Vie in questo filone, del quale fanno parte solo poche opere tra cui, per citare la più nota, La vita è bella di Roberto Benigni, uscito sugli schermi quasi contemporaneamente.
Train de Vie, in effetti, è una favola lieve, ironica e garbata, costruita sugli equivoci surreali provocati dalla folle ma illuminante proposta suggerita ai suoi compaesani da Shlomo (lo scemo di un piccolo villaggio ebraico minacciato dall'arrivo dei nazisti), di organizzare un finto treno della deportazione sul quale caricare tutta la popolazione dello shtetl, così da poterla accompagnare in salvo in Unione Sovietica e quindi in Palestina, dopo averle fatto attraversare le linee tedesche. Ovviamente, per evitare di dare nell'occhio durante tutto questo peregrinare, i finti deportati avranno una loro scorta speciale formata da degli altrettanto finti soldati nazisti - impersonati da alcuni abitanti del villaggio - i quali tuttavia, ad un certo punto si troveranno a svolgere il proprio ruolo con un puntiglio tale da sollevare le ire di tutti gli altri compagni di viaggio, in un susseguirsi di situazioni paradossali che vedranno la loro soluzione solo negli ultimi istanti del film.
Accompagnato dalle musiche Kletzmer del compositore serbo-croato-bosniaco Goran Bregovic e strutturato su dialoghi fulminanti da cabaret Yiddish, curati in italiano da Moni Ovadia, Train de Vie è un film lieve, impregnato di un umorismo autoironico che rende omaggio a quella cultura askenazita dello shtetl quasi completamente spazzata via dalla Shoah. In tale opera si intravedono numerosi richiami ai temi della tradizione ebraica: dal viaggio come rappresentazione di una eterna diaspora, allo scemo del villaggio, lo Schlemiel folle attraverso le cui metafore sembra però giungere sulla terra la parola di Dio (un po' come il buffone di corte del Re Lear shakesperiano), alle "maschere" che i vari personaggi indossano interpretando ciascuno un ruolo nella grande rappresentazione messa in scena dagli abitanti del villaggio, fino ai macchiettistici stereotipi di "tipi ebrei" che gli stessi ebrei impersonano con deliziosa autoironia e gestualità pronunciata, degne di un opera teatrale.
In effetti, l'intero film è un gioco di irrealità concentriche, di illusioni ricreate ad arte per sopravvivere, di categorie che si mescolano e si sovrappongono in una sarabanda straordinaria, dove nulla è quello che appare: nè i protagonisti, nè i ruoli che essi interpretano nella loro scenografia, nè lo stesso film, come ben si capirà negli istanti finali. In tal senso, l'opera di Mihăileanu è a tutti gli effetti una grande recita ottimamente costruita: favola grazie alla quale evadere dalla tragedia ben reale della Shoah, momento di respiro in un universo di orrore, attimo di sogno per dare l'illusione di una vita che potesse ancora essere vissuta, nonostante tutto.
Train de Vie quindi, come treno della vita, arma magica per continuare a ridere, a sorridere ed a scherzare ed in ultima analisi sconfiggere la barbarie che pretendeva di cancellare un popolo attraverso l'orrore, il terrore e le lacrime..
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  Scheda Tecnica

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Titolo originale: Train de Vie
Anno: 1998
Durata: 103 minuti
Formato: colore
Regia: Radu Mihăileanu
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