Soldier Blue
Ralph Nelson
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stelline 4.5
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All'inizio degli anni Settanta i grandi sommovimenti sociali che avevano iniziato a scuotere il mondo occidentale nel 1964, con epicentro Berkeley, California, per poi diffondersi in Europa, a cominciare da Parigi nel 1968, avevano ovviamente fatto sentire il loro influsso anche sul mondo del cinema, particolarmente quello americano. Hollywood, quindi, si era messa a produrre pellicole che riflettevano quei tempi di cambiamento, come Il Laureato del 1967 - che metteva in dubbio gli schemi tradizionali e la morale piccolo-borghese della famiglia media americana - o come il celebre Indovina, chi viene a cena? anch'esso del 1967 - che affrontava il tema dei conflitti razziali tra bianchi e neri.
Il genere Western, tradizionalista per eccellenza ed ancora legato al mito di John Wayne e degli altri grandi interpreti che ne avevano fatto la storia dal dopoguerra in poi, cominciò a sua volta una rilettura dei temi classici della frontiera, producendo nel 1970 un trittico di grande impatto tematico, che capovolgeva il ruolo dei nativi americani, fino a quel momento descritti generalmente come selvaggi e sanguinari.
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Soldato Blu, di Ralph Nelson, tratto dal romanzo Arrow in the Sun di Theodore W. Olsen (1969) fu una di queste tre pellicole (le altre erano Piccolo grande uomo di Arthur Penn e Un uomo chiamato cavallo di Eliot Silverstein): un'opera di notevole spessore emotivo, che "fece epoca" non tanto per la qualità del prodotto in sè - assai lineare come struttura e narrativamente piuttosto piatto - quanto per il messaggio che si riprometteva di trasmettere ed in effetti trasmise.
L'intenzione di Nelson infatti, fin dalla lavorazione del film, fu quella di "devastare le coscienze", mettendo in crisi la scala dei valori dello spettatore medio americano, riallineandola agli schemi progressisti nati dalla contestazione.
Da qui il nuovo ruolo della donna, forte, aggressiva, spudorata e disinvolta, lontano anni luce dall'immagine della devota e riservata casalinga americana ancora largamente presente nei territori del profondo sud ed in tutte le aree rurali degli States: un ruolo emancipato, interpretato da una giovane e splendida Candice Bergen, il cui personaggio (Miss Cathy) si impone e sovrasta quello goffo ed impacciato del protagonista maschile (il soldato Honus Gant), incarnato da un altrettanto valido Peter Strauss.
Ma se la ridiscussione dei ruoli uomo-donna gettava già un pesante sasso nello stagno della morale corrente, fu il sovvertimento dei rapporti tra colonizzatori bianchi e nativi americani il vero "pugno nello stomaco" sferrato al conformismo tradizionale yankee.
L'intera pellicola, ambientata nel 1877, si configura infatti come un lungo prologo alla parossistica scena finale, vale a dire l'efferato massacro perpetrato da un reparto militare agli ordini dello squallido e grottesco Colonnello Iverson contro un immaginario villaggio di nativi Cheyenne, con relativo susseguirsi di stupri, scalpamenti e crocefissioni, sui quali il regista si sofferma con un'insistenza ed un'enfasi oltremodo sconvolgenti per i canoni dell'epoca. Per diversi interminabili minuti di pellicola, quello che si scatena nel villaggio indiano è un concentrato di violenza a cui nessuno si sottrae (fatta eccezione per il protagonista Honus/Strauss), una caccia all'uomo perpetrata dai bianchi "civilizzati" di Iversoncontro i "selvaggi" dell'evanescente e quasi surreale capo Lupo Pezzato, che incise un segno emozionale indelebile in una generazione di spettatori, tanto da proiettare l'opera di Nelson nel ristretto olimpo delle pellicole di "culto", forse al di là dei suoi meriti filmici e narrativi.
Attraverso quest'opera di fantasia - direttamente ispirata al massacro del fiume Sand Creek, perpetrato il 29 novembre 1864 da un reparto di volontari del Colorado agli ordini del Colonnello John Chivington - ed a tutte le altre pellicole che formarono una sorta di filone "revisionista" del cinema Western tradizionale, cambiò quindi per sempre la percezione del "selvaggio" nell'immaginario collettivo dello spettatore "bianco": non era oramai più tempo di stereotipi, ma di nuovi modelli culturali; la contestazione aveva bisogno di nuovi punti di riferimento maggiormente aderenti alla realtà del momento. C'era la questione razziale, oramai esplosa anche nei simboli (come allo stadio diCittà del Messico nel 1968), ed era ancora in corso la guerra del Vietnam: che solo due anni prima, il 16 marzo 1968, aveva toccato uno dei suoi punti di brutalità più efferati, con l'eccidio e lo stupro di 347 civili, principalmente donne, vecchi e bambini, perpetrato dal reparto di fanteria del Tenente William L. Calley nel villaggio vietnamita di My Lai.
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Scheda tecnica

Titolo originale: Soldier Blue
Anno: 1970
Durata: 114 minuti
Formato: colore
Regia: Ralph Nelson

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